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Mercato radiotelevisivo europeo: uno studio di Open Society lancia l’allarme PMI BUSINESS, clicca qui per leggere la rassegna di Key4Biz , 16.10.2005 19:01  Iscriviti GRATIS ai segnali Buy/Sell in Email e SMS! Un nutrito Rapporto dell’Open Society Institute (OSI) tira le somme sul mercato televisivo europeo, analizzando la realtà di 20 Paesi.
L’OSI è una fondazione sostenuta da George Soros, finanziere, filantropo e filosofo ungherese, che in qualche caso è riuscito a cambiare i destini del mondo, ma non degli Stati Uniti, dove aveva fortemente ed economicamente sostenuto i democratici nell’ultima corsa alla Casa Bianca.
In ben 1.662 pagine, gli autori del Rapporto OSI approfondiscono le tematiche inerenti il settore e dedicano un’ampia e approfondita sezione all’Italia, parte curata dai professori Gianpiero Mazzoleni (Università Statale di Milano) e Giulio Enea Vigevani (Università degli Studi di Milano - Bicocca), che non risparmiano attente valutazioni sulle caratteristiche e le condizioni in cui operano i broadcaster italiani e terminano con 21 raccomandazioni.
L’Italia presenta una situazione abbastanza complessa che viene descritta in modo abbastanza dettagliato.
“Il sistema italiano del broadcasting è caratterizzato da una controversa attenzione del mondo politico specialmente verso la Rai, che è sempre rimasta sotto stretto controllo di governi e partiti. La nascita della televisione commerciale alla fine degli anni ‘70, in una situazione di de-regulation selvaggia, ha rivoluzionato il sistema dei media e il mercato pubblicitario, ha scatenato nuovi appetiti politici e ha dato modo di rafforzarsi ad un imprenditore, Silvio Berlusconi, che – forte del suo potere mediatico – a metà degli anni ‘90 ha dato la scalata al potere politico”.
Questo anomalo rapporto tra servizio televisivo pubblico e sistema politico riguarda anche altre realtà europee. Per gli autori del Rapporto si tratta di minacce alla “democrazia stessa, e possono influenzare
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