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Consumi, meglio fidarsi dei bilanci

PRIMO PIANO, clicca qui per leggere la rassegna di Morningstar , 18.03.2010 07:48

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Le famiglie americane non vogliono più spendere. Anzi no, hanno ricominciato a mettere mani al portafoglio. Sembra esserci una gran confusione sotto il cielo del settore dei consumi. Soprattutto negli Stati Uniti dove questa voce contribuisce al 70% dell’economia del Paese.

A dar retta ai dati sulla fiducia dei consumatori, sembra che la volontà di spesa sia ancora latitante. L’ultima lettura del mese di febbraio dell’indice segna un livello di 46, in discesa rispetto al 56,5 del mese precedente. Numeri che non fanno il paio con i bilanci comunicati dalle maggiori catene di distribuzione Usa. Secondo l’International Council of Shopping Centers (che ne riunisce la maggior parte), a febbraio le vendite sono cresciute del 3,7% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, dopo il +4% fatto segnare a gennaio. Il miglioramento dei conti è visibile anche in Borsa: l’indice Msci del settore consumi, nell’ultimo mese (fino al 16 marzo e calcolato in euro) è salito di quasi l’8%, mentre da inizio anno ha segnato +9,7%. Nel 2009 la performance era stata positiva per il 33%. Segno che i risultati di bilancio della distribuzione piacciono agli investitori.

Ma come si spiega questa differenza nei dati? “Gli indici sulla fiducia sono compilati dagli economisti in base ad alcuni elementi come, ad esempio, il tasso di disoccupazione e la produzione industriale”, spiega uno studio di Robert Johnson, analista di Morningstar. “In una situazione come quella odierna, con il numero dei senza lavoro vicino ai massimi storici, gli operatori traggono la conclusione che gli americani hanno poca voglia di spendere”. L’astrazione delle teorie macroeconomiche, questa volta si è scontrata con la realtà di tutti i giorni e con quella dei dati di bilancio. “Per combattere la crisi le grandi catene

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