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Draghi e l’Italia sotto attacco di Europa e Gran Bretagna

PRIMO PIANO, clicca qui per leggere la rassegna di ilsussidiario.net www.ilsussidiario.net, 19.03.2010 09:16

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“Ma l’Italia non rischia di essere per i mercati un problema ben più grave della Grecia?”. Titola così il Financial Times un intervento di Michael Dicks, capo economista di Barclays Wealth, pubblicato, forse non a caso, il 17 marzo, nel bel mezzo di un aspro dibattito sulle riforme dei mercati finanziari che divide l’area euro dal blocco anglosassone sulle due rive dell’Atlantico.

Il commento è arrivato sui tavoli dell’Europarlamento proprio prima dell’inizio dell’audizione di Mario Draghi, intervenuto a Strasburgo in qualità di presidente del Financial Stability Board, ovvero il comitato chiamato a definire le regole sui mercati finanziari, e in particolare sui requisiti di capitale delle banche.

Di qui il sospetto che la Bibbia della City abbia voluto ricordare che Draghi rappresenta un Paese debole, forse l’anello che potrebbe mettere in ginocchio l’euro. Opinione che, tra l’altro, viene condivisa anche dalla Bundesbank che non fa mistero di non gradire un italiano, per bravo che sia, ai vertici della Bce. Certo, l’eccesso di dietrologia può far travisare la realtà. Ma, d’altro canto, a pensar male, non si fa certo peccato.

In ogni caso, questa cornice aiuta a capire la cautela del governatore che ha sottolineato, davanti agli europarlamentari, che «la ripresa è disomogenea, debole in Europa, ancora fragile ovunque». Non è il caso, insomma, di abbassare la guardia o, peggio ancora, di dividersi sul fronte delle regole della finanza.

Non dimentichiamo, è il messaggio di Draghi, che la più grave crisi del dopoguerra è scoppiata sul fronte delle banche, oggi convalescenti ma tutt’altro che al riparo da un’eventuale “double dip”, ovvero da una ricaduta che (insegna la crisi del 1937) potrebbe essere più grave del primo collasso, trascinando di nuovo l’economia

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