L'ennesimo tentativo di superare quota 15500 del nostro Fib è stata puntualmente vanificata (come accade ormai da molti mesi) dalle agenzie di rating statunitensi (S&P in primis) che hanno abbassato il rating di molti paesi europei e abbassato a BBB+ quello dell'Italia, mantenendo così gli investitori al palo e facendo il gioco degli hedge fund e delle grosse banche d'affari che, a mio modo di vedere, stanno speculando alla grande sottraendo denaro al vecchio continente per portarlo oltre oceano. Molti giornali hanno commentato in questo senso la notizia del downgrading europeo, interpretando la mossa di Standard & Poor's come un aiuto alla speculazione americana contro l'Europa. Noi comuni mortali, che affidiamo ai nostri poveri e poco audaci organi di vigilanza i nostri risparmi, purtroppo, dobbiamo soggiacere al potere del più forte (gli Usa appunto) che strizza come limoni i corsi azionari ed obbligazionari europei ed italiani in particolare. Ma veniamo all'analisi tecnica, fuor di polemica. Il Fib resta sotto il primo livello di Fibonacci, da noi individuato alcune settimane or sono in area 15500, riportandosi pericolosamente sui 15000 punti e formando un moc short che, se violato lunedì al ribasso, potrà portare ulteriori ritracciamenti verso la parte bassa del canale di medio termine (14000 circa). La soglia di rottura è 14800, da dove propenderemo per un alleggerimento delle posizioni (non potendo shortare a causa del divieto prorogato fino al 24 febbraio). Le chiavi di equilibrio sono ancora long, fortunatamente, e la rottura al rialzo del Macd sulla sua trigger line lascia aperta una possibilità che la mossa di S&P sia stata già scontata dai mercati nella seduta di venerdì (ma non ci giurerei!). Gli oscillatori restano tutti, più o meno, in zona neutra, non fornendo indicazioni direzionali, ad eccezione appunto del Macd. Le bande di Bollinger restano abbastanza compresse, dando la possibilità, come scrivevamo la scorsa settimana, di un movimento piuttosto importante a venire. Il quadro macroeconomico resta complicato: oro ancora forte ben oltre i 41 euro/grammo e petrolio sotto i 100 dollari/barile (close a 99,10 con una doji quasi perfetta). Cambi sacrificati con un Euro debolissimo contro Yen e contro Dollaro Usa e rapporto EURCHF vicinissimo alla soglia di intervento della banca centrale elvetica (1,2000). In Europa, il Dax ha raggiunto la media mobile esponenziale a 200 giorni (6200) che fa da resistenza forte, mentre l'Eurostoxx ha ancora qualche spazio di salita verso tale meta. I futures Usa restano tutto sommato abbastanza tonici e questo, secondo il mio modesto parere, lascia ancora spazi di manovre al ribasso per gli americani, che potrebbero servire solo a buttare ulteriormente giù i nostri listini, per poi risalire una volta chiuse le piazze europee. Insomma, il solito copione più volte recitato a dovere.