Settimana confusa quella appena trascorsa, con mercati che hanno risentito da un lato della forza trainante degli Usa (arrivati ai massimi storici) e dall'altro delle notizie giunte dal fronte Bce/Grecia. Questo mix ha determinato una sorta di paura sia a entrare long (a prezzi certamente non scontati), sia a entrare short in un mercato che, per molti versi, appariva ingessato e poco adatto al trader intraday. Le materie prime (petrolio in particolare) hanno messo a segno rialzi che bene non fanno alla ripresa economica e sembrano volersi scorrelare dall'andamento dei listini. Per quanto riguarda i cambi, EURJPY ha sicuramente dato il suo contributo alla salita (o alla mancata discesa) delle borse, mentre il cambio EURUSD ha fatto da catalizzatore per l'incertezza che ha dominato l'ottava. Arriviamo così alla vigilia dell'Eurogruppo di lunedì con un Fib che, chiudendo in area 16500, resta un po' alla finestra per capire meglio le intenzioni future. Dal punto di vista grafico, ci troviamo sempre a ridosso della media mobile exp. a 200 gg. e della trendline alta del canale rialzista di medio periodo partito a fine settembre dello scorso anno, con una rising window di fine settimana che dovrebbe preludere ad una continuazione del trend rialzista, ma che ha lasciato aperto un doppio gap in zona 16400/16450 che non si può non coprire prima della ripartenza. Gran confusione, quindi, per gli analisti tecnici anche perché questi movimenti confusi hanno, comunque, portato gli oscillatori a scaricarsi un po' (Stoch 46, Rsi 63, CCi-s 59, Mfi 63) allontanandoli dalla zona di ipercomprato. La volatilità misurata dall'ATR (329) è diminuita ancora una volta, ma la cosa che più risalta all'occhio è la enorme compressione di volatilità misurata dalle bande di Bollinger che testimonia che siamo vicini ad un movimento direzionale importante. La componente rialzista del trend ha perso forza questa settimana, portandosi a 57 (dai massimi) senza passare il testimone alla componente ribassista che è rimasta sullo zero. Ciò può essere interpretato come consolidamento delle posizioni. Il Dax si avvicina ai 7000 punti ma il clima che si respira resta sornione, forse perché, dopo tanto tempo di crisi, sembra difficile pensare ad una risoluzione definitiva della crisi europea. Sinceramente, avremmo preferito vedere segnali più chiari da parte delle valute correlate alle borse, cosa che magari è rimandata alle prossime sedute, ma che ci lascia perplessi sulla possibilità di un rialzo forte. Il ritracciamento necessario per garantire il ricambio dei compratori non c'è stato e gli indici americani ai massimi degli ultimi 11 anni non possono non mettere in allerta chi, come noi, segue i mercati quotidianamente cercando ci comprenderne le correlazioni e le dinamiche macroeconomiche. Attendiamo quindi la riunione dell'Eurogruppo di lunedì e gli sviluppi che ne seguiranno per prendere decisioni di investimento concrete, fermo restando che, con questi mercati, diventa difficile anche il trading intraday. Restiamo dell'idea che eventuali correzioni, vadano comunque comprate su livelli di supporto importante che privilegiamo rispetto ad un'entrata a breakout. Il superamento di area 16850, ad ogni modo, potrebbe significare prosecuzione del rialzo fino a 17250/17500.