C’è anche questo mondo nel variegato agglomerato delle obbligazioni: emissioni in dollari appartenenti alla categoria high yield con cedole elevate e quotazioni nettamente inferiori alla media del comparto. Bond quindi da toccare solo se si è esperti del mercato e si riesce a operare sull’“Otc”. Le loro storie sono appetibili più come tema di lettura in una giornata festiva che come operatività, salvo nel caso si abbia tanta esperienza per agire in un settore esposto a numerose variabili, a cominciare dal rischio di credito, inevitabilmente cospicuo per questa categoria.

Alta volatilità di medio periodo

Superfluo spiegare che l’appeal (e quindi il rischio) è triplo: hanno cedole comunemente dall’8 al 12%, quotazioni talvolta nettamente sotto la pari e sono espresse in dollari. Ne consegue una volatilità estrema per obbligazioni paragonabili alle azioni, con la possibilità di sfruttare una specie di effetto leva. Che naturalmente si trasforma in causa di rilevanti perdite se il movimento va nella direzione opposta, il che è dovuto soprattutto a cali delle quotazioni per notizie negative sull’andamento del business dell’emittente o a indebolimenti della valuta. Infine la quotazione: le tre storie che raccontiamo si riferiscono a bond presenti su Borse europee (soprattutto tedesche) con “spread” sostenibili, sebbene talvolta si possano registrare differenze fra “bid” e “ask” di 300 o 400 punti base, a conferma di un mercato estremamente nervoso, ma quasi mai illiquido.

Tre fra migliaia di emissioni

La vastità del comparto high yield in dollari è esplosa negli ultimi anni, sull’onda della politica monetaria espansiva della Fed e di un’economia in piena evoluzione. Le vicende da raccontare potrebbero essere quindi migliaia. Ne abbiamo prese in considerazione tre, abbastanza significative.