Il tentativo dell’oro di rompere quota 1300 $ è finora fallito, ma potrebbe essere questione di giorni o magari anche di ore il riuscirci. In un contesto nuovamente positivo per il metallo prezioso non pochi gestori stanno consigliando il posizionamento sulle società estrattive del comparto, uscite in molti casi da ristrutturazioni pesanti. A chi punti su posizioni di medio/lungo termine sorge naturale la domanda se sia meglio preferire azioni o obbligazioni. Ecco allora un quadro comparativo con rendimenti sia da dividendi sia da cedole di quattro delle maggiori protagoniste del fronte aurifero.

Per Anglogold obbligazione ok

L’azione è quotata in Sud Africa ma un corrispondente Adr (certificato negoziabile sul Nyse e che rappresenta titoli di società non statunitensi) è presente a Wall Street e acquistabile attraverso alcune - ma non tutte - piattaforme di trading. Il titolo quota sui 12 Usd, molto indietro rispetto ai massimi sui 50 Usd del 2011. Ha quindi margini di crescita, ma il suo “dividend yield” si attesta sullo 0,75% contro il 4,4% di rendimento del bond in dollari 5,125% scadenza 1/8/2022 (Isin US03512TAC53), trattato sull’“Otc” e che si muove attualmente sui 103,3 Usd, con taglio 1.000. Ottima la performance degli ultimi dodici mesi, in seguito a un consistente rimbalzo dagli 80 Usd del gennaio 2016. 

Barrick Gold è caro ma batte la “share”

L’azione è presente alla Borsa canadese e sta vivendo una fase di rimbalzo rispetto ai minimi del 2015. Secondo alcuni analisti risulta tuttavia in sovraperformance rispetto al prezzo target: quota sui 25,9 Cad contro un obiettivo medio stimato sui 22 Cad. Anche in questo caso il “dividend yield” è molto basso (0,46%), mentre il rendimento del bond in dollari Usa 5,25% scadenza 1/4/2042 (Isin US067901AH18), a taglio 2.000 Usd, si attesta di poco sopra il 4,4%, visto che è trattato sull’“Otc” a 111,3 Usd, con una buona liquidità, che non si riscontra invece sulle altre emissioni della società, presenti soprattutto nei portafogli dei gestori di fondi. 

Goldcorp solo sul lungo 

Il giudizio degli analisti è “buy” per questa seconda società canadese, la cui azione quota sui 20,2 Cad alla Borsa di Toronto, contro un minimo dell’ultimo anno a 13,55 Cad. Il “dividend yield” al 2,3% spiazza alcune obbligazioni corte e medie e per essere battuto deve confrontarsi con un’emissione molto lunga, la 5,45% scadenza 9/6/2044 (Isin US380956AE20), taglio 2.000, trattata sull’“Otc” ma quotata anche alla Borsa tedesca, dove prezza sui 105,2 Usd, con “spread” bid/ask piuttosto aperti. Anche in questo caso il bond ha corso molto negli ultimi mesi tornando verso i massimi storici.

Newmont, il più richiesto di tutti

I grafici dell’azione sono da vero manuale, con una correlazione rispetto all’oro e con andamenti ben identificabili. Ora l’azione – quotata al Nyse – si colloca sui 34 Usd e merita un “buy” da parte degli analisti specializzati nel comparto aurifero. Il “dividend yield” si ferma allo 0,5%, ma un’obbligazione liquida dell’emittente, presente su alcune Borse europee, la 3,5% scadenza 15/3/2022 (Isin US651639AN69), in Usd e a taglio 2.000, si muove sui 103,5 con rendimento al 2,8%. Ulteriore caso in cui il bond ha messo a segno un forte recupero nell’ultimo anno.

E l’Etf dice che…

Il confronto evidenzia che le obbligazioni hanno già corso molto negli ultimi mesi, lasciando indietro le azioni, il cui rimbalzo ha ancora margini, con un effetto leva riscontrabile su entrambi gli strumenti rispetto al sottostante. Un indicatore di sentiment si trova certamente nell’andamento dell’Etfs Daxglobal Gold Mining Go Etf (Isin IE00B3CNHG25 – Borsa di Milano), il cui benchmark è l’indice DaxGlobal Gold Miners Usd, punto di riferimento per il settore. Fotografa i movimenti del mercato globale e lascia intendere, dopo aver toccato due massimi consecutivi, un avvio di probabile mini correzione. Niente è scontato però sul fronte oro, troppo sensibile agli avvenimenti macroeconomici e politici a livello mondiale.