Anche i mercati obbligazionari sembrano improntati al massimo dell’imprevedibilità. Nessuno avrebbe pensato solo pochi mesi fa che il decennale Usa potesse posizionarsi in primavera su “micro” rendimenti del 2,2% e che il collega tedesco fosse capace di manifestare una volatilità maggiore rispetto al Btp. Era opinione diffusa allora che il primo avrebbe superato il 2,6% e il secondo veleggiato, senza scosse, sempre più verso yield dello 0,5%. E invece…

Treasuries fortissimi

A guardare il grafico del Treasury a dieci anni verrebbe da credere che la Fed non stia discutendo di rialzo dei tassi, ma all’opposto di ribasso. I rendimenti scendono infatti e si avvicinano ai minimi dell’anno. Dal 2,62% del 13 marzo ha perso sino a venerdì il 15% e il relativo future si trova ora a combattere con una resistenza importante sui 126,5. Nel caso la violasse e di forza si avrebbe un segnale preoccupante per i mercati, il che d’altra parte è già avvenuto mercoledì con un candelone verde come non si vedeva da tempo. A una Washington intontita da una situazione politica alquanto confusa si oppone quindi una Wall Street sicura delle sue scelte. Inevitabile la pressione ribassista pure per il rendimento del trentennale, stabilmente sotto il 3%.

Il Bund, il Btp e le Bollinger

Sul fronte europeo il decennale tedesco (yield 0,36% - quotazione del future 161,3) si muove da febbraio con una volatilità in accelerazione, come dimostrano le Bande di Bollinger in progressivo ampliamento. Al punto tale che le rotture al rialzo dell’area 160/161 si susseguono e che gli indicatori grafici passano dall’ipervendunto all’iperacquistato nell’arco di non molto sedute. Il supporto dei 159 trova conferme, ma per ora non ci sono segnali di voler essere testato nei prossimi giorni, salvo positive sorprese sul fronte della politica Ue o dichiarazioni forti sul possibile raffreddamento del Quantitative Easing. Può apparire inverosimile ma intanto il Btp future prosegue in un rafforzamento che attenua ogni dubbio sull’Italia e sul suo immediato futuro. Il ritorno vicino a 134 fa dimenticare tutto quanto è successo da inizio anno e costituisce un recupero dei valori delle prime sedute di gennaio. Il fatto più sorprendente è che la volatilità del nostro decennale sembra essersi ridotta al lumicino, con le Bande di Bollinger assottigliate al massimo. A vedere i grafici si potrebbe perfino ipotizzare in un errore, ovvero che quello del Bund si riferisca al Btp e viceversa.