Non si può dire che la Cina stia vivendo uno dei suoi momenti migliori. Intanto in questo periodo si è aperto il Congresso Nazionale del Popolo e il paese ha fissato una soglia minima di crescita di almeno il 6,5% (l’anno scorso aveva chiuso al 6,9%), il tasso più basso nel giro di un quarto di secolo, lontano da quelli a due cifre degli anni duemila. Lo ha confermato il primo ministro Li Keqiang, secondo il quale il Paese "fa fronte a grandi difficoltà" e "deve prepararsi a una dura battaglia". Per sostenere l’attività economica – ha aggiunto Li – saranno attuale misure di stimolo fiscale che faranno aumentare il deficit di bilancio, al 3% nel 2016, il più elevato da almeno due decenni.

Il problema è nel debito, impossibile da risolvere senza una vasta ristrutturazioni sia del debito stesso sia dell'intera economia cinese. Sembra che ci sia un problema all'interno del problema: il partito non sembra pronto ad affrontare veramente il debito né sembra sapere come fare in questo periodo.

Per quanto riguarda il problema della credibilità, il fatto stesso che un piano di 5 anni sarà svelato in brevi parole non non è esattamente una iniezione di fiducia, ma se tentiamo di proiettarci in avanti e guardare i prossimi 5 anni dell'economia globale rispetto ad oggi noteremo che di per sè non è credibile. Il partito è costretto a fare dichiarazioni al di sopra delle aspettative. A complicare il problema c'è che la stessa leadership in realtà non sembra prendere sul serio il piano. Il Presidente Xi Jinping, più di ogni altra cosa, si presenta come un uomo tradizionalista del tipo "quello che dico è vero perché lo dico io".