Una Fed meno aggressiva del temuto, e i risultati delle elezioni politiche in Olanda, incoraggiano gli investitori ad ulteriori acquisti. Le borse mondiali così migliorano i massimi assoluti, e aggiungono 1400 miliardi di dollari alla propria capitalizzazione. Una bolla? giudichiamo i fatti: negli ultimi dieci anni il MSCI World è cresciuto del 23%, pari al +2.1% medio composto annuo; in occasione del massimo del 2007 la performance decennale annualizzata sfiorava il 7%, mentre nel 2000 il ritorno medio annuo nei dieci anni che precedettero il massimo, superò il 12%...

Ciò ovviamente non esclude in linea teorica rovesci anche profondi e duraturi, ma serve a contestualizzare il rialzo a cui abbiamo assistito in questi splendidi otto anni: servito soprattutto per compensare il bear market coinciso con la drammatica recessione del 2008. Un nuovo bear market sopraggiungerà, prima o poi: è naturale; ma non prima che intervengano le condizioni delineate nel nostro 2017 Yearly Outlook. E questo, i mercati azionari lo sanno sin troppo bene.

Nell'immediato le borse affrontano le incertezze conseguenti alle scadenze tecniche di marzo. La settimana corrente non gode dei favori della stagionalità, come dettagliamo nel Rapporto Giornaliero di oggi. Allo stesso tempo, è difficile essere del tutto bearish, quando ci si imbatte in un contesto di sentiment clamorosamente depresso, come suggerisce il sondaggio settimanale di AAII, come rileviamo sempre nel rapporto di oggi.

Piazza Affari nel frattempo appare incerta. Il gap di giovedì ha come privato l'indice di energia. Rispetto all'inizio dell'inverno la spinta si è ridotta: basti vedere che oggi le società in uptrend di breve periodo - posizionamento sopra la media a 21 giorni - sono 32; erano 39 a dicembre. Una divergenza di ampiezza che sottolinea l'affanno del nostro listino.