L'affondo di ieri a Piazza Affari avrà fatto particolarmente male. Non tanto per la sequenza di sedute negative di fila - cinque: circostanza già sperimentata negli ultimi dodici mesi ad aprile di quest'anno e lo scorso novembre: in concomitanza con un minimo - e non tanto per la violazione del long stop giornaliero (poco male); quanto per la progressione dei realizzi. Il tasso di variazione, negativo, ha conosciuto una progressione per quattro sedute di fila: circostanza sperimentata nell'ultimo anno in altre tre occasioni, e sempre in prossimità dei minimi; ma, in precedenza, registrata a fine 2015. All'epoca Piazza Affari sperimentò un effimero rimbalzo, prima di sbriciolarsi nei due mesi successivi.

Diventa dunque di rilevanza strategica la tenuta del supporto che ormai da quasi un anno ha contenuto tutti i ripiegamenti (correzioni) della borsa italiana. Un consolidamento era atteso questa settimana, ma se l'intensificazione dei realizzi dovesse comportare l'abbattimento degli argini, la debolezza assumerebbe contorni di rilevanza non più soltanto per i trader; ma anche per gli investitori.

Particolare rilevante: la debolezza risulta perlopiù concentrata nel segmento delle medie capitalizzazioni: che fino ad ora hanno goduto - almeno esse - del consenso maggioritario degli investitori. I mitici PIR sono stati fra i pochissimi temi di investimento che hanno persuaso gli operatori italiani a conferire denaro. Come mostra però il rapporto fra Midex e All Share Italia, negli ultimi sette mesi il primo indice non ha sperimentato alcun apprezzamento rispetto al mercato nel complesso; il che mette in seria discussione l'assunto secondo cui i PIR farebbero la differenza. Ovviamente, in ottica strategica diventa ora rilevante il monitoraggio del livello dinamico (supporto), il cui superamento, un anno fa, diede il via ad una fantastica galoppata; e la cui eventuale violazione naturalmente porrebbe fine ad una bella storia di investimento.