Nuovi massimi storici a Wall Street. Parecchi investitori stanno pagando il caro prezzo di un posizionamento scellerato. È un tema che ha dominato tutti gli ultimi nove anni, ma che nelle settimane recenti ha raggiunto lo zenit: nelle quattro settimane terminate prima di Natale, sono stati registrati deflussi netti, da fondi comuni ed ETF azionari, complessivamente per 33 miliardi di dollari. Si è trattato del disimpegno più massiccio da ottobre 2016: quando, alla vigilia delle elezioni presidenziali, l'incertezza era massima. Come abbiamo riportato in questa sede, deflussi così marcati tendono ad essere seguiti storicamente da ritorni annualizzati ad (abbondante) doppia cifra percentuale. È una legge statistica a cui non si sfugge.

L'aspetto intrigante, come segnalato nel Rapporto Giornaliero di ieri, è che questo marcato pessimismo, che evidentemente presenta maggiore rilevanza strategica rispetto ai noti sondaggi sul sentiment degli investitori; ha fornito un contributo forse determinante ai setup stagionali di questa fase dell'anno. È difficile manifestare un atteggiamento rinunciatario, se non proprio pessimista, in simili condizioni. Non crediamo che si vada verso una replica del 2017 ma, allo stato attuale, non si vede ragione per mutare l'orientamento di fondo bullish, pur a fronte di elementi di incertezza che da un paio di mesi a questa parte hanno indotto il modello di asset allocation a limare quella che per tutti questi anni è stata una robusta esposizione al rialzo sul mercato azionario.

In termini geografici, permane la preferenza per la borsa americana. Il rapporto fra Eurostoxx50 e S&P500 punta verso il basso dalla scorsa primavera; ma, ragionevolmente, è condizionato dal fattore valutario. Sterilizzando questo aspetto, confrontando l'indice europeo ad uno S&P "cambiato" in euro, si ottiene una raffigurazione che però conferma l'assunto: il rapporto ha toccato un picco alla fine del terzo trimestre, e si attesta correntemente ai livelli più bassi degli ultimi dodici mesi. In termini assoluti, superata la resistenza a 2715-2725 punti - era il target per il 2017 suggerito nell'Outlook di un anno fa - lo S&P si avvia verso la proiezione anticipata nel rapporto di giusto una settimana fa. Naturalmente, ne riparleremo in dettaglio nel 2018 Yearly Outlook, di prossima pubblicazione.