Se questi sono gli effetti nefasti del "Sell in May...", che mese di maggio sia tutto l'anno. Wall Street accantona le incertezze e sale venerdì ad un nuovo massimo storico: lo fa in pompa magna, con S&P500, Dow Jones, Russell 2000 e NYSE A/D Line su nuovi picchi assoluti, e con il Nasdaq ad un passo dalla vetta. Naturalmente in ottica prospettica non necessariamente questa impresa è da salutare con favore; ma la circostanza appunto sottolinea come l'analisi stagionale vada collocata nel giusto contesto: nell'Outlook per il secondo semestre - pagina 96 e seguenti - appunto abbiamo evidenziato come un semestre tipicamente infausto (maggio-ottobre), risulti di tutt'altro tenore quando si proviene da setup benigni, come quelli registrati lo scorso inverno. Rimandiamo al rapporto strategico per il secondo semestre, per i dettagli delle performance su cui possiamo contare.

La partecipazione al bull market resta pressoché corale. Il MSCI World raggiunge un nuovo massimo storico, e la capitalizzazione complessiva delle borse mondiali sale 77 trilioni di dollari: il 102% del PIL. Risale al 2014 il momento in cui il precedente picco assoluto del 2007 fu ritoccato: sono passati tre anni e mezzo e quella presunta minaccia da "doppio massimo" non si è mai concretizzata. Anzi, abbiamo aggiunto 15 trilioni di dollari alla ricchezza globale, redistribuita fra le tasche degli investitori di tutte le latitudini.

Anche Piazza Affari si risolleva. Merito senza dubbio del test, ancora una volta efficace, del long stop settimanale; sollecitato nelle precedenti settimane con tutte le correzioni viste negli ultimi sei mesi. Da quando a fine novembre il trend di medio periodo è ritornato positivo (superamento dello short stop settimanale), il test del LSS è sempre stato una limpida opportunità secondaria di ingresso per gli investitori. E adesso, si procede verso il target temporale indicato nell'Outlook per il secondo semestre: ottimismo, sì; ma temporalmente misurato.