Mercato petrolifero di nuovo sotto scacco dopo i recenti ribassi che hanno riportato le quotazioni del barile sui minimi relativi risalenti alla seconda parte del 2016. E’ ancora lo squilibrio fra domanda ed offerta a mantenere alta la pressione sulle quotazioni e a destare preoccupazioni fra gli investitori. Il mercato sta perdendo progressivamente la fiducia nella capacità dell’Opec di trainare al rialzo i prezzi. "Nelle ultime settimane la produzione di greggio è aumentata, e non solo negli Usa. L’intensificazione delle pressioni, secondo gli analisti, è infatti dovuta all’incremento della produzione della Libia (Paese membro Opec ma esente dall’accordo sui tagli alla produzione), che sarebbe triplicata rispetto ai livelli dello scorso anno" ha commentato Heiko Geiger, Head of Public Distribution Europe di Vontobel Investment Banking.

Cosa aspettarsi per i mesi avvenire, dal punto di vista dei fondamentali? Per gli analisti, resta valido lo scenario base 2017 che vede i prezzi del petrolio all’interno di un ampio range fra i 40 e i 60 $*. Le spinte al ribasso provengono dai rischi legati all’aumento della produzione, all’eccessivo livello di scorte globali ed alla progressione mostrata dall’attività̀ di trivellazione negli Stati Uniti. Basti pensare che da inizio anno il numero di impianti di trivellazione Usa è cresciuto ininterrottamente (con la sola eccezione della seconda settimana di gennaio), sino ad arrivare la scorsa settimana a 758* impianti, livello raggiunto l’ultima volta nel secondo trimestre del 2015 (all’epoca i prezzi oscillavano in area 60 $*). Al momento l’interventismo verbale dei membri Opec potrebbe servire a tamponare solo temporaneamente la caduta delle quotazioni, creando attese per un’ulteriore rivisitazione dei limiti alla produzione. Tuttavia, se i prezzi dovessero proseguire la discesa mettendo in discussione i supporti offerti dai minimi di novembre 2016, si potrebbero innescare repentine discese che avrebbero ricadute ben più gravi e non solo sul mercato petrolifero.