Settimana dominata negli Stati Uniti dal calo dei rendimenti sulla parte lunga della curva, a fronte di un yield su base annuale ormai saldamente posizionato sopra l'uno percento. Ne risulta un ulteriore appiattimento della curva dei rendimenti che impensierisce - fuori luogo - gli investitori azionari, preoccupati soprattutto da una Fed eccessivamente aggressiva sul fronte del costo del denaro.

Ciò non toglie che 1) per quest'anno il lavoro dovrebbe essere stato completato: il mercato a termine prezza una probabilità inferiore al 40% di ulteriori aumenti dei tassi ufficiali entro la fine dell'anno; 2) i flussi di investimento verso il mercato azionario abbiano assunto il volume più consistente dalle elezioni. Non sempre alle dichiarazioni (caute) seguono i fatti, evidentemente. Soprattutto gli hedge fund sono risultati particolarmente attivi, con una esposizione media ora superiore al 60% del patrimonio gestito. In ottica contrarian, questo dato depone a sfavore del mercato.

Che a partire da oggi affronta le forche caudine di una settimana particolarmente impegnativa: il Dow Jones è sceso nell'ottava successiva alle scadenze tecniche di giugno, in ben 24 degli ultimi 27 anni, conseguendo una performance media del -1.1%. Nulla di drammatico, ma per assistere alla ripartenza del mercato azionario USA, dovremo attendere qualche giorno, perlomeno.

Sullo sfondo una circostanza che non possiamo non commentare. Con quella di giovedì, sono tre le sedute che hanno fatto registrare un Hindenburg Omen a Wall Street, nell'ultimo mese e mezzo. Si tratta di una complessa configurazione, che si caratterizza soprattutto per la contemporanea presenza di un elevato numero di società sui massimi, e al contempo sui minimi degli ultimi dodici mesi. Il grafico mostra tutti i casi sperimentati negli ultimi tre anni, e gli effetti sperimentati dallo S&P500.