Alessandro Fugnoli entra a far parte del team Kairos, una delle poche realtà completamente indipendenti nel settore del risparmio gestito italiano. Alessandro Fugnoli, milanese, laurea in Filosofia alla Statale di Milano, ha ricoperto dal 2001 presso Abaxbank il ruolo di Head of Reserch e Investment Strategist. Da 5 anni è entrato a far parte del team Kairos, migliore società di gestione in Italia secondo il sondaggio internazionale Extel, Kairos gestisce complessivamente una massa di 4,6 miliardi di euro.
In giugno, oltre a una definizione della posizione della Grecia, assisteremo a un crescendo di vertici europei dedicati allo sviluppo economico. Non ne verrà fuori molto, ma un recupero dei mercati sarà a quel punto possibile.
Non si sa con certezza se la Corea del Nord abbia davvero la bomba. Negli anni scorsi Pyongyang ha annunciato due volte di avere condotto dei test sotterranei. [...]
L’Occidente, d’altra parte, è stato a lungo un blocco unico, ma è destinato a disgregarsi in vari segmenti. La Germania e la Svizzera potranno continuare a vendere qualità. L’Europa meridionale si candida ad area depressa del mondo. Il Giappone appare rassegnato a rimpicciolire.
Le politiche monetarie espansive sono una cura palliativa nelle fasi in cui le imprese e gli individui tutto vogliono fuorché aumentare i loro debiti. Quanto alle riforme strutturali, quelle che accrescono la competitività, i loro effetti si manifestano dopo molti anni.
La Merkel sta scaricando i liberali nei Länder. La Fdp è in leggera ripresa nei sondaggi, ma è troppo umorale, instabile e litigiosa e la Cdu ormai da mesi negozia con l’opposizione su tutte le questioni più importanti.
I Pirati sono essenzialmente dei libertari. L’unica cosa sicuramente di sinistra che chiedono è il salario di cittadinanza, ma per il resto ricordano molto di più il Tea Party che non i liberal o i progressive americani.
La Bce di Draghi, di tanto in tanto, deve rendere omaggio ai padroni di casa in Germania. Nei sondaggi i giovani tedeschi indicano l’inflazione come loro preoccupazione principale per il futuro.
Da qualche settimana i mercati hanno la sensazione che allo stato di guerra stia finalmente seguendo lo stato di pace. In realtà siamo solo all’armistizio. Gli armistizi si concludono quasi sempre con la firma di un trattato di pace, ma sono diversi dalla pace vera e propria.
Ogni giorno, sui mercati, qualcuno si fa male. Altri, al momento dei bilanci, registrano risultati mediocri. Qualcuno, per fortuna, riesce a produrre buoni risultati.
Come nel Deserto dei Tartari, il rischio sui bond è quello di passare la vita predicando la loro imminente discesa per poi trovarsi soli, dimenticati e lontani dalla mischia quando finalmente arriva il grande momento.
Che ci siano o che ci facciano, che ci credano fino in fondo o che stiano sopra le righe per farsi ascoltare non ha nessuna importanza. Popperianamente qualsiasi ipotesi va bene, purché l’argomentazione sia interessante.
Nei mercati, invece, il trauma del 2008-2009 ha lasciato il segno e ha prodotto la perdita di contatto con la realtà. Risk off, come se il mondo stesse per crollare tra bagliori di fuoco in un buco nero eterno.
Le politiche monetarie, infine, sono ora perfettamente allineate e in tutti i cinque continenti i tassi saranno a fine 2012 più bassi (magari di poco, ma più bassi) che a inizio anno.
L’Europa si atteggia a spazientita. Come ai politici greci fa comodo farsi vedere duri negoziatori dalla loro opinione pubblica, così i politici tedeschi traggono vantaggio nel dichiararsi sempre più esasperati dalla Grecia.
La Grecia ha di fronte anni ancora più duri degli ultimi due, ma la svalutazione interna, per quanto sia la più dolorosa delle cure, alla fine avrà successo. Molti verranno licenziati, molti dovranno emigrare e le loro rimesse aiuteranno la bilancia delle partite correnti.
Questa volta potrebbe essere diverso. E’ già diverso, se si pensa che in queste quattro settimane, in cui siamo passati dall’attesa angosciosa della fine all’attesa fiduciosa del recupero, il Brent è addirittura sceso.
Essere sovrappesati, in questo momento, è probabilmente ottimale dal punto di vista della performance, ma è francamente temerario in un’ottica di gestione dei rischi.
Se le borse sono cresciute così tanto con un flusso di notizie come questo, che cosa potrebbe succedere se il flusso dovesse diventare positivo? Avremmo un’accelerazione del rialzo in un clima di euforia?
Minacce iraniane. L’Iran promette di bloccare lo stretto di Hormuz se l’Europa inasprirà le sanzioni e se una portaerei americana oserà entrare di nuovo nel Golfo.
Montagne di bond bancari europei e di titoli governativi italiani sono in scadenza tra febbraio e marzo. Da mesi, quindi, sentiamo parlare in ogni luogo e in ogni momento delle terribili prove cui stanno andando incontro le banche e l’Italia.