Stop loss


Il termine Stop loss, letteralmente tradotto stop alla perdita, indica una particolare tipologia di ordini (stop order) aventi come fine ultimo quello di limitare le perdite nel caso in cui il mercato non si muova nella direzione auspicata. Nella dottrina del Money Management, lo Stop loss copre un capitolo fondamentale

Stop loss

Lo Stop loss è un’operazione di chiusura in caso di perdita, riguardante una posizione aperta che non ha avuto il corso desiderato.
Le principali finalità dello Stop loss sono:
proteggere il portafoglio da perdite superiori ad un certo limite;
circoscrivere la perdita ad un determinato margine massimo (a seconda dell’avversione al rischio dell’investitore e della prospettiva di mercato);
ridurre lo stress derivante dalla decisione di rischiare ulteriormente stando sul mercato o uscire da questo (con la probabilità che, di lì a poco, lo stesso potrebbe tornare a crescere).

Applicazione dello stop loss

Esistono diverse tipologie di stop loss, tra le quali spicca il Money Management Order, un ordine di chiusura dell’attività rispetto ad un determinato livello di prezzo, ritenuto adeguato alla propria propensione al rischio.
I livelli ai quali porre uno Stop loss vengono determinati a monte dell’operazione e si basano dunque sulla visione individuale rialzista/ribassista del mercato: ogni investitore deciderà quanto sia la propria disponibilità alla perdita rispetto al capitale inizialmente investito, ponendo di conseguenza l’ordine limite.
Nella scelta del livello di stop tendenzialmente si prendono come riferimento supporti, resistenze, massimi, minimi o il completamento di figure specifiche, quali triangoli, bandiere, trendline, ecc. Tra le strategie più utilizzate vi è quella di prendere a riferimento la soglia di supporto ribassata di qualche punto (o quella di resistenza rialzata di qualche pips).

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Per spiegarlo in termini di esempio: un investitore decide di acquistare oggi un titolo di Stato ad un prezzo attuale di 98 euro e per un valore nominale complessivo pari a 100 mila euro. Se l’investitore fosse disposto a perdere al massimo 2 mila euro, l’ordine di stop verrà posto ad un livello pari a:
98 - (2.000/100.000 * 100) = 96

Il ruolo dello stop loss

Comprendere perché sia necessario utilizzare Stop loss a livello di operatività è questione fondamentale per non incorrere in perdite eccessive. Sebbene lo Stop loss sia spesso visto come un fallimento dichiarato del trader (incapace autonomamente di bloccare le perdite ad un livello non eccessivamente lesivo del proprio capitale), il prefissare un limite massimo sotto il quale non scendere evita di incorrere in due tipologie di rischio. Prima di tutto, permette di bloccare una operazione in perdita senza che emotività ed orgoglio portino a scommettere più dei propri limiti. In secondo luogo, fa sì che, al verificarsi di problemi di forza maggiore (quali ad esempio un blocco del sistema operativo, un guasto al sistema informatico o internet), si sia tutelati in caso di down trend del mercato.

Per quanto un sistema di trading possa essere ben rappresentativo della realtà, inoltre, ogni schema operativo valido implica una certa prevedibilità e periodicità del mercato. Questo potrebbe spingere investitori preparati ed attivi a deviare dal seminato, giocando d’anticipo e sfruttando diversamente il trend a seconda della propria convenienza. Anche in mercati ciclici e ben analizzabili, dunque, è necessario l’uso di Stop loss.

Più che una strategia operativa, quello dello stop loss è un processo psicologico, che, se da un lato limita lo stress legato alla fluttuazione specifica del mercato, dall’altro comporta nel trader l’accettazione di una possibilità di sbaglio e l’idea che il mercato si muova spesso in maniera tale da non riuscire ad esser letto e compreso per tempo.
Fissare un limite di stop, per molti operatori implica l’avere già contabilizzato la perdita (eventuale).

Quando lo stop loss non è efficace

Tra i maggiori rischi legati all’applicazione dello Stop loss ve n’è uno in particolare, vale a dire quello di rimbalzo del mercato.
Sulla piazza quotata è infatti possibile che si verifichi una particolare circostanza, vale a dire quella di un rimbalzo a rialzo della quotazione appena dopo aver toccato il limite del livello di stop. Se tale ordine scattasse immediatamente, l’investitore andrebbe in contro ad una perdita immediata, data dall’essere uscito dal mercato in un momento di rimbalzo.
Per tale motivo, i brokers (i quali hanno in carico gli stop loss) hanno la tendenza a portare l’ordine di stop in esecuzione solo al superamento del livello predeterminato, specie se precedentemente toccato dalla quotazione.

L’efficacità dello stop loss cade inoltre in un’altra circostanza specifica, vale a dire nei casi in cui il mercato apre in gap a ribasso. In tale contesto, la quotazione che ha chiuso la seduta precedente ad un determinato livello, riapre il giorno successivo profondamente a ribasso (a causa di fattori che nella notte ne hanno elevato il carico di ordini ribassisti), cosicché il livello intermedio di stop viene saltato. Se ciò accade, non è possibile ovviare alla situazione e si procederà dunque in due modi: o liquidando autonomamente la posizione, o fissando un ulteriore punto di stop, sperando che il titolo (già in perdita rispetto all’investimento iniziale) riprenda a crescere.
La nascita dei gaps è più probabile avvenga in caso di mercati scadenzati da orari di apertura e chiusura (quale quello dell’equity), mentre risulta meno probabile (ma non impossibile) su di un mercato a contrattazione continua, quale, ad esempio quello valutario.

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