Dopo il martedì contrastato di Wall Street (dei tre principali indici Usa ha chiuso però in negativo è di appena lo 0,01% solo il Dow Jones Industrial Average), l'andamento misto prosegue in Asia. I mercati della regione vivono una giornata complessivamente negativa dopo i netti guadagni registrati nella precedente sessione e questo è evidente dalla performance dell'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, in moderato declino dopo essersi apprezzato dell'1,20% martedì, segnando nuovi massimi. A Tokyo il Nikkei 225 chiude con una decisa contrazione dello 0,76% (fa meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque dello 0,51%), partendo dal record in 26 anni di martedì. Sul fronte macroeconomico, la lettura preliminare dell'indice Pmi del Giappone stilato da Markit/Nikkei si attesta in gennaio a 54,4 punti sui livelli più elevati dai 55,5 punti del febbraio 2014. Per quanto riguarda la bilancia commerciale, l'export nipponico ha raggiunto in dicembre i 7.300 miliardi di yen, valore più elevato dal settembre 2008 e per l'intero 2017 la crescita è stata dell'11,8% a 78.300 miliardi di yen.

Tra le materie prime, netti guadagni per oro e petrolio ma va segnalata la performance del rame: i future sul metallo rosso al London Metal Exchange (Lme) sono crollati del 2,50% martedì, scivolando sotto quota 7.000 dollari, in scia al balzo del 28% delle riserve nei depositi Lme ma anche al dato sulla produzione in Cina, aumentata del 16,7% annuo in dicembre, al record di 865.000 tonnellate. E a Sydney, a fronte di generalizzati guadagni, a perdere terreno sono proprio i titoli minerari, ma è comunque dello 0,29% l'apprezzamento dell'S&P/ASX 200 in chiusura. In Cina, Shanghai Composite e Shanghai Csi 300 guadagnano lo 0,37% e lo 0,17% rispettivamente, a fronte della crescita dello 0,51% segnata dallo Shenzhen Composite. In positivo anche Hong Kong: a circa un'ora dallo stop alle contrattazioni l'Hang Seng è infatti in rialzo intorno allo 0,20% (fa decimamente meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, il sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, in progresso di quasi l'1%), in quella che sarebbe la settima sessione consecutiva su nuovi massimi. In precedenza il Kospi di Seoul aveva limitato allo 0,06% il suo guadagno.