Sotto il riferimento a 83,05 centesimi il titolo di Telecom Italia (-0,3%) durante i primi scambi a Piazza Affari. Nel week end è cresciuto di misura lo scontro, ormai annoso, tra governo e Telecom Italia sulla rete in fibra ottica del Bel Paese.

Come noto di recente Open Fiber, la società controllata pariteticamente da Enel e CDP Equity (quindi con soci di riferimento in ultima analisi pubblici) ha vinto la gara Infratel da 1,2 miliardi di euro per la cablatura di oltre 3700 comuni in tutti Italia.

Alla gara non ha partecipato Telecom Italia, che in passato ha già contestato anche legalmente (ma finora senza esiti) queste gare di Infratel per le aree bianche (a fallimento di mercato). Telecom ha però confermato l'intenzione di investire nella fibra ottica e nella cablatura in quelle stesse aree dove ora Open Fiber si appresta a intervenire.

Un annuncio che ha generato una reazione del sottosegretario allo Sviluppo Economico Antonello Giacomelli, che su questa sovrapposizione di investimenti ha auspicato: "Sono convinto che non procederà su questa strada - aggiungendo poi - Le aree a cui dedicare risorse pubbliche sono state definite consultando gli operatori in merito alle intenzioni di investimento, facendo affidamento sulla loro correttezza. È chiaro che se Tim cambiasse idea in corsa rischierebbe di provocare un danno all'interesse pubblico. In quel caso il governo dovrebbe valutarne l'entità e le azioni necessarie a tutelare la collettività".

In pratica uno stop esplicito che ha generato la dura reazione dell'amministratore delegato Flavio Cattaneo, il quale, in un'intervista a la Repubblica, ha commentato: "Quello del governo è un attacco degno gli un Paese dirigistico. Noi siamo un'impresa privata e in Italia c'è libertà di impresa - aggiungendo - Abbiamo firmato contratti, siamo già partiti in diversi Comuni portando la fibra agli armadi e nei prossimi mesi i cittadini beneficeranno della banda ultralarga. È una richiesta inconcepibile".