Prosegue il botta e risposta tra Stati Uniti e Cina sul tema dei dazi, che nelle ultime settimane sta infuocando Wall Street. Quella che era iniziata con una semplice accusa da parte di Washington nei confronti di Pechino di invadere il mercato internazionale con prodotti e materie prime a basso costo grazie al sostegno dello Stato, si sta tramutando in una vera e propria guerra commerciale che rischia di coinvolgere anche altre aree geografiche.

Così l'amministrazione Trump, dopo aver imposto dazi del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio di importazione da diversi Paesi, tra cui la stessa Cina, è passata all’attacco diretto nei confronti di Pechino, annunciando di voler innalzare ulteriori tariffe. Nel dettaglio, le nuove misure dovrebbero interessare circa 1.300 prodotti cinesi, soprattutto del settore tecnologico, per un importo complessivo di 50 miliardi di dollari l'anno. Immediata la risposta del Dragone che ha rivendicato un aumento del 25% dei prezzi di 106 articoli importati dagli Usa, per pari importo (50 miliardi di dollari), prendendo di mira però il settore agricolo e manifatturiero.

Sebbene per ora queste misure siano viste puramente come delle minacce per barattare condizioni migliori, gli investitori hanno reagito molto male, dando seguito a massicce vendite sui mercati azionari, concentrate sui titoli più penalizzati dall’eventuale entrata in vigore di tali tariffe. La fase negoziale, che dovrebbe durare fino a fine aprile, si conferma essere serrata e senza esclusione di colpi. Lo scorso venerdì il presidente statunitense è intervenuto nuovamente, ampliando il controvalore dei dazi di oltre 100 miliardi di dollari, suscitando la replica cinese questa mattina.