La ripresa economica globale è nell’aria. Questo, almeno, è quello che pensano gli investitori che stanno comprando commodity. L’indice S&P delle materie prime nell’ultimo mese (fino al 20 febbraio e calcolato in euro) ha guadagnato l’1,24%.
A spingere gli acquisti è stata la convinzione che l’Europa e le istituzioni finanziarie internazionali non potranno fare altro che salvare la Grecia dal default (evitando l’effetto contagio al resto della regione). Hanno contribuito anche i numeri macroeconomici confortanti che stanno comunicando gli Stati Uniti. Il tutto condito dalla considerazione che le riserve di risorse come la soia o il rame sono ormai agli sgoccioli. Nei giorni scorsi, ad esempio, la richiesta di argento è salita per la settima settimana di seguito, segnando così la corsa più lunga degli ultimi tre anni.
Il mercato spera nell’Europa e negli Usa
Resta da vedere se le speranze degli operatori sono ben riposte. L’accordo appena raggiunto fra i ministri finanziari dell’area euro per dare il via libera al prestito da 130 miliardi ad Atene e il taglio del 53,5% ai debiti ellenici in possesso delle banche internazionali non sembra aver pienamente soddisfatto il mercato. Gli investitori, infatti, hanno subito iniziato a chiedersi se questo sarà sufficiente per evitare che la Grecia vada a gambe all’aria. E’ un fatto comunque che, dopo l’annuncio del raggiunto accordo i future sul petrolio trattati a New York (scadenza marzo) abbiano registrato un balzo superiore al 2% arrivando a 105,44 dollari. In generale, i prezzi del barile nell’ultimo anno sono aumentati del 12%.
Se il Vecchio continente presenta ancora delle incognite, comunque, a rasserenare gli animi ci pensano gli Stati Uniti. Gli ultimi dati sul mercato del lavoro dicono che la richiesta di sussidi di disoccupazione ha raggiunto i minimi degli ultimi quattro anni, mentre la produzione manifatturiera nell’area di Philadelphia (che rappresenta un buon indicatore per il resto della nazione) ha toccato i massimi degli ultimi quattro mesi.