Prova a recuperare le perdite il petrolio dopo il tonfo dell’ultima settimana. I timori sulla solidità della ripresa Usa, soprattutto dopo i dati sotto le attese dei non farm payrolls di aprile, continuano a incrementare. La crescità globale sembra essere minacciata anche dal rallentamento della Cina, dopo i dati della notte sulla bilancia commerciale che ha mostrato una brusca frenata delle importazioni e un rallentamento delle esportazioni. Sul fronte fondamentale, continuano a salire le scorte di greggio detenute dagli Usa, il principale importatore mondiale. Il dato la scorsa settimana ha registrato il valore più alto degli ultimi 22 anni a quota 379,5 milioni di barili. La domanda interna continua a rimanere particolarmente debole e questo si rifletterà anche sui dati della produzione industriale dei prossimi mesi. Il Wti oscilla intorno ai 97 dollari/barile, dopo aver trovato supporto a 95,20 nelle ultime sedute. Il brusco movimento del petrolio nell’ultima settimana non è altro che un riflesso del quadro congiunturale mondiale. D’altronde la permanenza sopra i 100 dollari non era giustificata se non dalle tensioni in Iran. Per la prossima ottava collochiamo il supporto a 93,70, mentre la principale resistenza passa per 98,20 e 100 dollari.
Vincenzo Longo
