ETF azionari


La classe degli ETF azionari rientra nel segmento di Borsa Italiana di ETFplus, specifico per gli OICR aperti indicizzati. Tale tipologia di strumento rappresenta oggi una via particolarmente vantaggiosa per il posizionamento sul mercato che, replicando parimenti il profitto dell’attività sottostante, non vincola all’esposizione diretta.

ETF Azionari

La crescita che ha subito il mercato degli ETF nel corso degli ultimi dieci anni ha aperto non poche strade davanti all’investitore, il quale, più volte, si è trovato in difficoltà nello scegliere quale categoria e classe di strumenti rispondesse nel migliore dei modi ad una propensione di rischio ed orizzonte temporale più o meno lungo. In tal senso, il crescere della varietà dei fondi Exchange Traded ha messo ulteriore carne al fuoco per la diversificazione di portafoglio dei risparmiatori, spesso confusi da strumenti apparentemente similari.

Lasciando da parte grandi indici conosciuti a livello internazionale ( quali ad esempio S&P, FTSE e Dow Jones), la creazione di nuovi indici e nuove modalità di segmentazione di mercato hanno portato alla sovrapposizione dei piani di offerta, tradottosi nel falso principio del “l’uno vale l’altro”.

Come selezionare gli ETF su azioni

Un primo fattore da tenere presente allora nell’analisi degli ETF azionari, consiste nell’analizzare il dettaglio dell’offerta sottostante l’indice di riferimento, che, soprattutto per i Paesi già sviluppati, può portare a sottovalutare sfumature strutturali rilevanti.

In un’ottica di analisi puntuale e mirata, un ruolo fondamentale nel vaglio dell’azionariato alla base del fondo Exchange Traded è ricoperto dal livello di correlazione tra titoli ed aree settoriali e geografiche che, soprattutto nel corso degli ultimi anni (e in particolare dopo l’inasprimento della crisi nel 2010), si sono fatte sempre più marcate. La caratteristica di ottenere performance parallele, infatti, fa sì che una coppia di titoli differenti reagiscano nel medesimo modo alle modificazioni del mercato, esponendo l’investitore ad un doppio rischio nel caso uno shock della piazza affossi le quotazioni.

Mentre dunque la correlazione del mercato può essere letta in termini di maggiore o minore rischiosità in base al livello di volatilità presente sulla piazza, alcuni esperti del settore ritengono che l’accrescersi degli strumenti a gestione passiva ETF abbiano e stiano tutt’ora peggiorando quest'ultimo aspetto. La caratteristica del non essere fondi attivi, infatti, potrebbe condurre il mercato a privilegiare gli ETF per il minor impegno richiesto, generando una conformazione sempre più estesa nello scegliere indici precostituiti: porterebbe insomma gli investitori a preferire l'affidarsi a composizioni standard invece che agire direttamente sul mercato.
Sebbene tale ipotesi risulti poco credibile alla luce di un traffico attuale di ETF sul mercato pari circa al 15% degli investimenti azionari totali, più rilevante è l’analisi delle tassonomie cui fanno riferimento i maggiori produttori di indici sul mercato.

Tassonomia e principali produttori di ETF

Una prima tassonomia è quella costituita dalla Global Industry Classification Standard (GICS) sorta dalla collaborazione tra MSCI e S&P. Tale codice fonda su 10 settori industriali, suddivisibili in 24 gruppi copisti da 68 industrie e 154 sotto-industrie.

La seconda tassonomia è invece nota come Industry Classification Benchmark (ICB), focalizzata su 10 industrie, 19 supersector, 41 settori e 114 sub-sectors.

Tra i principali produttori di indici azionari replicati tramite ETF e presenti in Borsa Italiana, si annoverano:

  • FTSE Global Equity Index Series, produttore di indici azionari su Paesi sviluppati ed Emergenti “avanzati”, replicati attualmente da 17 ETF italiani;
  • MSCI Morgan Stanley Capital Index, il maggiore dei produttori mondiali di indici e che copre 45 Paesi, di cui 23 Developed e 22 Emergenti. Attualmente ETFplus quota circa 200 strumenti ETF sul segmento di Borsa Italiana;
  • S&P: tra i più conosciuti Index statunitensi, Standard & Poor’s offre due differenti tipologie di panieri: una prima composta dai sei indici S&P500 USA, S&P Latin America40, S&P Asia50, S&P ASX Australia, S&P TSX Canada, S&P Topix Giappone e S&P Europe; una seconda tipologia è invece tripartita su S&P Global Broad Market Index (Paesi sviluppati ed emergenti), S&P/IFCI (Paesi emergenti) e S&P Frontier BMI (borse più piccole e meno liquide). In Italia gli ETF quotati replicanti indici S&P sono 48;
  • STOXX, indici vari e complessi che coprono aree di mercato diversificate: dal Globale alle Blue Chip, e riferite a categorie per dimensioni, stile, dividendi, total return e settore. Gli ETF che utilizzano lo STOXX come parametro di riferimento in Italia sono circa 60.

Tipologie di ETF Azionari

Nella classificazione delle principali strategie rivolte ad indici azionari sui quali si fondano gli ETF, è possibile rinvenire sul mercato:

ETF di Stile (Style), attualmente presenti in Borsa Italiana con 31 fondi quotati La parola stile si riferisce al tipo di attività che si preferisce adottare a monte dell’investimento, in riferimento alla performance attesa e al tipo di prospettive circostanziali. All’interno di tale categoria viene dato slancio alla suddivisione della scelta tra titoli Growth o Value, e tra Large Cap e Small Cap (dalla cui analisi è risultato come la migliore combinazione di performance nasca dall’affiancamento di azioni Value e titoli di società a bassa capitalizzazione).

ETF Fondamentali, strumenti basati sulla replica di indici che aggregano titoli di società quotate riferendosi non tanto a dimensione e capitalizzazione, quanto piuttosto focalizzate sull’analisi di grandezze economico finanziarie che parlino, quali patrimonio netto, vendite, dividendi, flussi di cassa e numero di dipendenti. Tale tipologia di ETF ha inoltre grande copertura geografica ed è presente sul segmento ETFplus con 11 fondi quotati.

Nello spiegare su quale ETF sia più conveniente rivolgere l’attenzione rispetto all’indice di riferimento, la teoria generale porta a considerare tre condizione di base, riassumibili in: un indice costruito sul mercato è naturalmente efficiente (e rende valida l’applicazione della strategia passiva ETF del Wait and See); un indice riferito a società con solida capitalizzazione ottimizzano l’impiego del capitale futuro (con costi d’accesso smorzati dal posizionamento in replica degli ETF); un indice costruito su titoli più liquidi (con una maggiore liquidità anche sugli ETF di riferimento) garantisce maggior sicurezza.

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