ETF Borsa Italiana


Il mercato degli strumenti Exchange Traded Fund in Italia ha avuto inizio nel 2002, iniziando a prender piede solo nel 2006, anno in cui gli ETF di Borsa Italiana raggiunsero il numero di 87 strumenti quotati.
La sezione di Borsa Italiana dedicata alla quotazione e allo scambio di strumenti ETF convenzionali, strutturati, ETC ed ETN è ETFplus, nata con l'obiettivo specifico di allargare le possibilità di investimento ai risparmiatori.

ETF Borsa Italiana

All'interno del mercato ETFplus sono presenti tre segmenti di negoziazione, articolati su tre classi:
- segmento Oicr degli ETF aperti indicizzati (di cui fanno parte le due grandi classi degli ETF azionari ed obbligazionari);
- segmento ETF strutturati (racchiudente le classi degli ETF strutturati con e senza effetto leva);
- segmento degli strumenti finanziari derivati cartolarizzati (che comprende le categorie specifiche di ETC ed ETN con e senza effetto leva).

Il mercato attuale degli ETF

Attualmente il mercato ETF vanta quasi 600 fondi Exchange presenti sulla piazza (circa 800 se si considerano gli ETP), rispettivamente da parte di 11 case emittenti: una crescita che, a livello di volumi monetari annui, ha visto passare Borsa Italiana dai poco più degli 11 miliardi del 2006, agli attuali 19 miliardi di euro, in crescita di 7,63 miliardi in 7 anni.

Oltrepassando i confini, all’oggi* sul mercato europeo vi sono all’attivo 8 piazze operanti nel comparto degli Etf regolamentati, diversamente da quanto accade in territorio statunitense, dove la piazza degli strumenti Exchange Traded è concentrata in un’unico mercato. Tale condizione genera per l’Europa un ancora scarso livello di liquidità sui listini, motivazione per la quale molti investitori tendono ad allontanarsi dal segmento ETF per esporsi invece direttamente al mercato azionario. In tal senso, infatti, la frammentazione del mercato fa sì che, giornalmente, il numero di transazioni sui fondi Exchange Traded influisca poco sulla liquidità dello strumento, non rispecchiando la liquidità reale dell’attività sottostante.
Quest’ultimo problema non sorge invece per gli Investitori Istituzionali, i quali agiscono investendo direttamente sull’OTC, evitando ogni rischio legato all’assenza di liquidità.

ETF: orari di contrattazione e liquidità

Ogni contratto concluso sul mercato ETFplus, dopo la verifica di Borsa Italiana, viene liquidato il terzo giorno a seduta aperta successivo alla stipulazione (liquidazione a T+3). Al pari di un qualsiasi titolo quotato, anche il mercato degli ETF è interessato da scambi giornalieri in negoziazione continua, dalle 9,05 alle 17.25, senza che abbiano luogo precedentemente aste di apertura e chiusura. Il matching degli ordini di negoziazione in acquisto e vendita vengono conclusi in modo automatico attraverso la combinazione delle proposte opposte, ordinate, come avviene per il comparto stock, secondo criteri di priorità di prezzo e tempo. Gli ordini possono essere immessi sul mercato con o senza limite di prezzo e possono recare la specificazione “valida fino a cancellazione” e “valida fino alla data specificata”.

Il mercato degli strumenti ETF è di tipo Order Driven, ovvero una piazza alla quale gli investitori inviano le proprie proposte, che vengono rese note contestualmente in base a prezzo ed orario. In tal senso, in uno stesso momento, possono coesistere sul mercato diverse tipologie di ordini (limit order, a prezzo limitato, e market order, anche detti ordini al meglio).
In tema di liquidità è utile precisare come nel mercato degli ETF la prontezza degli scambi sia garantita da due differenti categorie di soggetti, gli specialisti ed i liquidity provider: i primi intermediari si assumono l’obbligo di pubblicare in via continuativa sul mercato la quotazione degli ordini in acquisto e vendita (con obblighi di contenimento sullo spread denaro-lettera); ogni ETF quotato possiede uno specialista ufficiale. La seconda categoria di operatori, pur svincolata dall’obbligo di esposizione, garantisce invece la liquidità al mercato, offrendo proposte spontanee di acquisto e vendita; in tal senso, ogni ETF può avere più di un liquidity provider.

ETF: spread bid&ask

Al pari di qualsiasi titolo scambiato in borsa, anche gli ETF distinguono, in sede di contrattazione, il prezzo al quale l’investitore può decidere di comprare (ask price, o prezzo lettera) e quello al quale è intenzionato a vendere (bid price, o prezzo denaro). Lo spread che nasce tra i due sulla piazza finanziaria dipende dal livello di liquidità dello strumento al quale fa riferimento, variabile a seconda di due caratteristiche proprie del mercato quotato: profondità ed ampiezza. La prima delle due caratteristiche si rifà alla maggiore o minore numerosità dei diversi livelli di prezzo attivi sul mercato, mentre la seconda si riferisce alla presenza di un volume di contrattazioni più o meno amplio. In tale ottica, più consistente sarà la profondità del mercato, minore sarà il rischio di incorrere in vuoti di mercato o in variazioni violente di prezzo rispetto al valore dell’ETF. Vice versa, maggiore sarà l’ampiezza del mercato, più contenuto sarà il potere d’azione di un singolo ordine rispetto al monte di contrattazioni in essere.

A tal proposito, Borsa Italiana rende pubblico ogni mese un documento informativo riguardante il livello degli spread registrati sul mercato ETFplus, suddividendo i dati per asset class omogenee e per consistenza degli investimenti posti in essere. Alla base della convenienza e della liquidità di un ETF, insomma, un ruolo fondamentale è giocato dall’avere spread competitivi e quantitativi d’offerta e domanda elevati.

ETF: necessità degli investitori

L’utilizzo degli ETF a livello di portafogli di investimento nasce dalla necessità dei risparmiatori di intraprendere strategie di asset allocation diversificate, che assecondino le differenti richieste di orizzonte temporale (breve nel caso di strategie di trading, lungo per le gestioni patrimoniali passive) e di allocazione più o meno costosa.

Il campo degli ETF è andato via via ampliandosi non solo tra la schiera degli investitori Istituzionali, ma anche tra i risparmiatori retail, che in tal modo hanno avuto la possibilità di accedere a mercati lontani e difficilmente (e costosamente) raggiungibili tramite il mercato diretto. Attualmente, l’Europa vede una prevalenza di posizionamenti in ETF da parte degli Investitori Istituzionali, sebbene il progressivo affermarsi dei consulenti finanziari retail ‘fee only’ permetterà in futuro l’ulteriore affermazione sul segmento retail, che esalteranno le caratteristiche di flessibilità e costo contenuto propri di tali prodotti.

L’offerta del mercato italiano in ambito di ETF è amplia e dettagliata, incentrata per lo più sui maggiori indici globali, i quali possono sfruttare alti livelli di liquidità sul mercato.
All’interno di una strategia di portafoglio (retail), i fondi Exchange Traded svolgono la funzione fondamentale di facilitatori dell’asset allocation, finalizzata alla diversificazione temporale, settoriale e geografica. Ogni ETF selezionato ha inoltre caratteristiche differenti, riguardanti, tra gli altri, il metodo di replica del sottostante e l’asset under management.

Borsa Italiana: le tipologie di ETF

Tra i diversi tipi di strumenti ETF indicizzati attivi sulla piazza, si trovano quelli standard basati sul mercato monetario, che, a seguito dell’abbassamento dei tassi d’interesse nel corso dell’anno 2013 (questi ultimi resi prossimi allo zero), hanno visto una riduzione delle proprie commissioni di gestione, divenendo più convenienti come asset contenitore di liquidità. Sempre in un'ottica di ricerca del porto sicuro verso il quale far confluire la propria liquidità, gli ETF su Bot e Btp (fino a 3 anni) sono divenuti l’alternativa all’investimento diretto sul mercato, che, data la natura pluriennale del fondo Exchange Traded, sgrava l’investitore dall’obbligo del reinvestimento su scadenze brevi.

ETF strutturati

Tra le diverse categorie di ETF disponibili sul mercato, spicca quella degli Exchange Traded Funds Strutturati (o di Seconda generazione), quotati anche su panieri di attività non tradizionali: all’interno di tali indici, il peso dei titoli inclusi non è connesso a dati specifici (quali, ad esempio, la capitalizzazione di borsa), ma ad indicatori più raffinati di rischio e di bilancio. L’essere strutturato e la dipendenza da indicatori ricercati fa dell’ETF Secondario uno strumento con esposizione attiva; per tale motivo, il loro utilizzo è consigliato ad investitori già esperti, capaci di gestire anche situazioni di scarsa liquidità.

Tra i più importanti ETF di Seconda generazione di Borsa Italiana spiccano allora:

  • ETF minimum Variance di Ossiam (basato sull’indicatore del rischio);
  • ETF legati al Fundamental Index di PowerShares (riferiti a indici di bilancio);
  • ETF con strategie Risk Parity sul mondo azionario, quotati da Ubs;
  • ETF investiti in futures su commodities, con strategie di ottimizzazione dei roll;
  • ETF Swap Based (emessi da Deutsche Bank ed inerenti alla categoria legata al rischio di credito), che replicano strategie total return sugli indici di credito, senza esporsi al rischio di tasso di interesse.

Alcuni ETF strutturati, infine, presentano la caratteristica di dare accesso anche ad investitori retail in strategie tipicamente accessibili solo ad Investitori Istituzionali. Tra queste un esempio è costituito dall’andare short su mercati differenti, sfruttare posizionamenti a leva o operare tramite opzioni per implementare strategie di protezione di portafoglio.

Per gli ETF che investono in Mercati Extra EU o quotati su valute diverse dall’euro, l’esposizione implicita a divise differenti dalla moneta unica fa sì che vengano coperti i rischi direttamente ricollegabili alla variabilità della valuta, lasciando l’investimento (e l’investitore) esposto al solo rischio specifico di mercato (e non di cambio).
La scelta di un mercato investito in una moneta diversa dall’euro risulta particolarmente rilevante nel caso di ETF con sottostante obbligazionario, in cui l’esposizione valutaria costituisce la principale fonte di rischiosità.

Come scegliere gli ETF

Nella scelta dei migliori ETF disponibili sul mercato, vi sono diversi criteri validi da utilizzare come discriminanti di valutazione. Tra questi si annoverano quelli inerenti a:

  • costo e, in particolare, alle commissioni di gestione.
  • liquidità e spread, quest’ultimo dato dal differenziale tra prezzi d’acquisto e vendita.
  • solidità dell’emittente (grandi gruppi bancari e finanziari), soprattutto alla luce del crollo dei mercati del 2008. Sebbene i patrimoni del fondo e dell’emittente rimangano separati, infatti, un rischio di temporaneo non-smobilizzo dell’investimento potrebbe avere conseguenze negative sul valore dell’ETF, soprattutto in caso di elevata volatilità.
  • sottostante fisico o sintetico: una differenza che deriva dall’investimento sottostante l’ETF, che può alternativamente essere in attività finanziarie vere e proprie o in strumenti derivati (Swap). Scegliere un ETF con sottostante fisico, dunque, può fornire maggiore garanzia e sicurezza, non esponendosi al rischio di controparte (cosa che avviene invece nel caso dei titoli sintetici).

Gli investimenti in ETF di Borsa Italiana

Tra gli ETF Standard offerti da Borsa Italiana, vi sono:

Equity Italy
Equity Emerging - Africa/Middle East
Equity Emerging - Asia
Equity Emerging - Centre/South America
Equity Emerging - East Europe
Equity Emerging - World
Equity Europe - Regional
Equity Europe - Single Country
Equity World
Equity North America
Equity Pacific
Equity Sectors (Emerging)
Equity Sectors (Developed)
Equity Style (Emerging)
Equity Style (Developed)
Equity Thematic
Commodities
Credit Indices
Currencies Indices
Volatility Indices
Inflation
Liquidity
Corporate Bond
Aggregate Bond
Real Estate
Government Bonds - Emerging
Government Bonds - Euro
Government Bonds - Italy
Government Bonds - World
Government Bonds - Ex Euro

Per quanto riguarda gli ETF strutturati, vice versa, Borsa Italiana propone:

Equity Short (Emerging)
Equity Short (Developed)
Leveraged Credit Indices
Volatility Indices
Leveraged Long
Leveraged Short
Bond Leveraged Long
Bond Leveraged Short
Bond Short

Tra i maggiori emittenti di ETF presenti su Borsa Italiana, spiccano i nomi di:

Amundi
CS ETF
Db x-trackers (Deutsche Bank AG)
ETFS Fund Company plc (ETF Securities)
iShares (BlackRock)
Lyxor (Société Générale)
Ossiam
PowerShares
RBS Market Access
SPDR ETFs
UBS

*Dati riferiti a fine 2013

Consulta anche:

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