ETF Tassazione


Il regime fiscale cui risultano sottoposti gli strumenti ETF ha subito, a seguito del decreto legislativo varato con l'inizio del Governo Renzi (n.44 del 4 marzo 2014), una modificazione della disciplina applicata.

ETF Tassazione in passato

Prima della riforma entrata in vigore nell’aprile 2014, che ha fatto sì che venisse recepita a livello italiano la direttiva europea (2011/61/UE, Alternative Investment Fund Managers), il regime fiscale sotto il quale ricadevano gli strumenti ETF era quello in uso per il risparmio gestito, ovvero per tutte quelle categorie di strumenti appartenenti alla famiglia degli OICR. Tale situazione comportava l’applicazione di una doppia tassazione sugli ETF, consistente in:

  • una tassazione sui redditi da capitale, intesi come la differenza tra il Net Asset Value delle quote nel giorno di vendita ed il NAV delle quote nel giorno di acquisto (ovvero il Delta);
  • una tassazione sui redditi diversi, riferiti invece al capital gain dato dalla differenza tra il prezzo d’acquisto ed il prezzo di vendita dell’ETF, al netto del Delta del NAV.

Tale suddivisione rendeva difficoltoso non solo il calcolo effettivo della tassazione totale, ma anche il controllo dell'ammontare finale dell'onere fiscale da sostenere. Inoltre, la separazione dei due calcoli apriva la possibilità a distorsioni della disciplina: se infatti la differenza tra i prezzi di vendita e d’acquisto fosse risultata minore rispetto al valore del Delta NAV, la pratica avrebbe proceduto con l’addebitare all’investitore una ritenuta sui redditi di capitale, interpretabile come una perdita secca.

ETF Tassazione attuale

Con l’integrazione della direttiva AIFM, tutti i profitti da ETF vengono considerati indistintamente redditi da capitale, con le perdite imputabili a redditi diversi di natura finanziaria.
Il calcolo di minusvalenze e proventi, nello specifico, è dato dalla differenza tra i prezzi d’acquisto e vendita dell’ETF, a prescindere dal valore del NAV, attualmente irrilevante ai fini fiscali.

Con l’entrata in vigore dal primo luglio 2014 dell’aliquota di tassazione sul capital gain dal 20 al 26%, gli ETF ricadono sotto tale regime al pari di qualsiasi altra attività d’investimento OICR, fatta eccezione per la quota percentuale inerente a Titoli di Stato (tassazione di Bot e Btp ad aliquota agevolata del 12,5%), Titoli emessi da Enzi Sovrannazionali e da Stati appartenenti alla White list a fiscalità non privilegiata.

Nel calcolo totale della tassazione su un investimento in ETF, oltre alla percentuale del 26% sul capital gain ottenuto (aggravata rispetto alla riforma del Governo Monti del 2012), la disciplina prevede il pagamento dell’imposta di bollo sul conto titoli (dal 2014 cresciuta allo 0,2% dal precedente livello di o,15%).

Il nuovo metodo di tassazione applicato vieta indirettamente la pratica di compensazione delle minusvalenze. Le partite positive non potranno più essere iscritte sotto la medesima voce delle partite negative, impedendo così che queste ultime vengano portate in deduzione dalle prime (per le parti iscritte sotto la voce redditi diversi).

ETC Tassazione

Pur rientrando a far parte della famiglia allargata degli ETP, la regolamentazione in tema fiscale per gli ETC segue un percorso differente da quella sopra delineata. Tali strumenti hanno infatti forma giuridica e funzionamento differente da quelli della categoria degli OICR, così come differenti sono le disposizioni e le autorizzazioni disposte dalle istituzioni di vigilanza.
Per individuare correttamente l’aliquota di tassazione è necessario analizzare la natura degli ETC presi in esame ed il reddito da questi prodotto.

Gli ETC sono forme dinamiche di impiego dell’attività, che utilizzano il proprio capitale come mezzo per conseguire redditi non certi, il cui importo varia a seconda del variare dall’attività sottostante.
I redditi derivanti da investimenti in Exchange Traded Commodities non vengono dunque considerati alla stregua di attività finanziarie finalizzate al puro godimento di capitale investito e non ricadono sotto la voce redditi da capitale (art.44 TUIR). Più consona è invece l’iscrizione di tali profitti nella categoria dei redditi diversi di natura finanziaria (ex art. 67, comma 1, TUIR), percepiti da persone fisiche non esercitanti attività commerciali e d’impresa; in tale categoria rientrano anche gli strumenti finanziari derivati, che prevedono la consegna sia del bene fisico sottostante l’attività derivata, sia il controvalore monetario collegato all’andamento della commodity di riferimento.

Il regime fiscale sotto al quale si è ritenuto corretto iscrivere le rendite da ETC è dunque quello regolamentato dall’articolo 67 (comma 1, lettera c-quater) del TUIR, che detta specificamente "rapporti da cui deriva il diritto…di ricevere…a termine uno o più pagamenti collegati a…quotazioni o valori di strumenti finanziari,…metalli preziosi o merci”. I redditi da essi ricavabili sono da assoggettare ad imposta sostitutiva nella misura del 26% (inizialmente al 12,5% e successivamente portata al 20%).

Diversamente da quanto accade nel caso defli ETF, per gli ETC rimane valido il principio di compensazione di plus e mis valenze anche dopo l'entrata in vigore della nuova regolamentazione. In tale branca rientrano anche gli Exchange Traded Notes.

ETN Tassazione

Gli strumenti ETN sono stati fonte di incertezza per l’amministrazione finanziaria fino a tempi recenti, quando la disciplina si è espressa indicando una non chiarezza in merito all’inquadramento ottimale da attribuire a tali strumenti. In tal senso, con una regolamentazione ancora opinabile e circostanziale, non vi è uno schema predeterminato da seguire e la determinazione del livello di tassazione è da determinarsi in base al prospetto informativo dei singoli prodotti.

Consulta anche:

apk