In una situazione congiunturale incerta sul fronte del debito governativo e con i segnali di ripresa lanciati dall’equity, gli investitori sembrano pronti ad abbandonare la scialuppa delle obbligazioni. Nell’ultimo mese (fino al 17 febbraio e calcolato in euro), l’indice BarCap di questo asset di investimento ha perso il 2,3%. “Agli investitori in bond non piace l’incertezza in cui stanno navigando i mercati”, spiega una nota di Dave Sekera, analista di Morningstar. “Il fattore di maggiore instabilità riguarda la Grecia. Ogni volta che viene promesso un elemento chiarificatore poi succede qualcosa che ingarbuglia ancora di più la situazione”. L’ultimo esempio in questo senso è arrivato dall’Eurogruppo che, nei giorni scorsi, ha annullato all’ultimo momento il meeting per discutere dell’ultimo piano di Austerity approvato da Atene che dovrebbe aprire le porte a un pacchetto di aiuti da 130 miliardi di euro. “Prima di ributtarsi sull’obbligazionario, gli operatori aspetteranno di avere un quadro più chiaro”, aggiunge Sekera.
S&P e Moody’s non danno tregua
A rendere più difficile la visione degli investitori è stata anche l’iperattività delle agenzie di rating, sempre molto criticate dagli investitori e dai politici ma ai cui rilievi, alla fine, i mercati non sono indifferenti. Standard&Poor’s è intervenuta sui rating delle banche italiane dopo il taglio del rating del debito sovrano del Belpaese del 13 gennaio. Il giudizio è BBB+ per Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Ubi Banca e Bnl. Mps è scesa a BBB da BBB+ e il Banco Popolare a BBB- da BBB. Outlook negativo per tutti. La decisione dell’agenzia è dovuta ai rischi per la redditività e per la loro capacità di rifinanziare il debito sul mercato. S&P prevede una redditività debole delle banche italiane nei prossimi anni e ritiene “la vulnerabilità dell’Italia a rischi finanziari esterni” un fattore che può contribuire a determinare una significativa riduzione della capacità delle banche di rifinanziare il loro debito.