Gli Exchange traded fund (Etf) nacquero per replicare i grandi indici azionari internazionali. Certo, nel corso del tempo i tracker hanno poi conquistato altri “territori” (il reddito fisso, le materie prime, gli indici settoriali, gli investimenti tematici, ecc.), ma l’equity dei mercati sviluppati resta ancora la classe di attivi in cui gli Etf danno il meglio, in termini di fedeltà di replica, liquidità e masse gestite.

I benchmark azionari europei e statunitensi, in questo senso, non fanno eccezione. Basti pensare che gli investitori italiani interessati a queste due asset class possono scegliere tra 149 replicanti quotati a Piazza Affari, 88 dedicati al mercato europeo e 61 a quello a stelle e strisce. Tra questi, da segnalare anche 58 prodotti che fanno parte della famiglia Strategic Beta. Insomma, un’offerta molto ampia e ben diversificata, che spazia attraverso ben 15 categorie Morningstar.

Il rally dei mercati azionari post crisi 2008 ha spinto gli investitori verso i fondi passivi quotati, meno costosi e più facili da gestire rispetto ad altre forme d’investimento. Secondo i dati Morningstar, le masse gestite a livello europeo a fine maggio 2017 per i replicanti della macro categoria Azionari Europa (circa 98 miliardi di euro) sono quasi cinque volte quelle di fine 2008. Ancora più impressionante la crescita del patrimonio degli Etf della macro categoria Azionari Usa, passato da 7 a 94 miliardi di euro nello stesso periodo.

Per quanto riguarda i flussi, i prodotti “americani” hanno incassato una raccolta netta positiva ogni anno dal 2008 al 2016, mentre gli Etf “europei” hanno segnato deflussi nel 2011 e nel 2016. Dall’inizio dell’anno, tuttavia, le buone performance dei mercati europei hanno sostenuto la raccolta (8,6 miliardi a fine maggio, con flussi positivi ogni mese), mentre il rallentamento di Wall Street ha spinto gli investitori a prendere profitto delle loro posizioni in aprile e maggio.