Gli Stati Uniti sono la più grande potenza economica mondiale. Secondo gli analisti di Morningstar la crescita del Pil è in ripresa. Il mercato immobiliare, catalizzatore iniziale della crisi, è ancora estremamente debole. I prezzi delle case hanno smesso di scendere rapidamente, ma le vendite e le costruzioni sono ancora deboli. Gli interventi governativi nel mercato, sotto forma di sussidi per l'acquisto di case, e la rimodulazione dei mutui non sembrano aver stimolato una ripresa sostenibile della domanda del mercato privato.

Sul fronte domestico, gli elementi di maggior rilievo sono state le ultime dichiarazioni della Federal Reserve che, a sorpresa, ha annunciato di voler proseguire con la politica dei tassi “quasi a zero”, almeno fino alla seconda metà del 2014. Gli operatori si aspettavano un cambio di politica monetaria a partire da giugno 2013.

La dinamica delle spese dei privati rappresentano un elemento critico per capire lo stato di salute degli Stati Uniti Nel 2011 questo indicatore è migliorato del 2,2% dopo il +2% fatto segnare nel 2010. Il problema è che i miglioramenti non derivano dall’aumento degli stipendi, ma dalla riduzione dei risparmi. Nonostante il mercato del lavoro resti uno dei problemi principali, non mancano i motivi per essere ottimisti. Per la prima volta da quando la recessione è finita si sta notando una diminuzione costante delle richieste di sussidi di disoccupazione. In questa situazione, con il tempo, dovrebbero arrivare buste paga più pesanti.
Infine, le vie più promettenti per la crescita delle vendite tra le grandi multinazionali americane vengono dall'espansione internazionale, soprattutto perchè molti mercati emergenti continuano a crescere. Il dollaro debole ha aiutato la redditività di certe aziende, ma potrebbe anche comportare prezzi più alti per le commodity, danneggiando altri settori e, allo stesso tempo, il consumatore finale.