• Le indicazioni contradditorie emerse dai dati economici e dai verbali della riunione di dicembre della Federal Reserve hanno pesato sul dollaro USA, innescando 69 milioni di USD di afflussi nei metalli preziosi.
  • La scorsa settimana gli investitori hanno ridotto di 95,7 milioni di USD l’esposizione agli ETP long su EUR/USD.
  • Discesa dei prezzi dell’energia, la scorsa settimana, dovuta a un massiccio incremento delle scorte di greggio USA e alle temperature più miti negli Stati Uniti.

Il prezzo dell’oro è salito dell’1,4% dopo l’indebolimento del dollaro USA per effetto dei toni più distesi dei verbali della Fed. Nell’ultima settimana gli ETP sull’oro hanno registrato afflussi per 40,5 milioni di USD. I verbali dell’incontro di dicembre del FOMC hanno evidenziato l’ottimismo della Fed circa le prospettive di crescita dell’economia statunitense, ampliando così i margini per un aumento dei tassi d’interesse. Secondo il FOMC, tuttavia, su tale prospettiva continuano a gravare rischi legati in particolare alla politica fiscale e alle ripercussioni negative di un dollaro più forte. Nell’insieme gli operatori di mercato hanno ridotto le aspettative di aumento dei tassi, lasciando intendere che il prossimo rialzo potrebbe avvenire a giugno. “Il dollaro più debole, abbinato al miglioramento dell’attività manifatturiera statunitense e cinese, ha dato impulso anche ai prezzi del platino e del palladio che la scorsa settimana sono rispettivamente aumentati del 5,7% e del 10,2%”, dichiara Massimo Siano, Executive Director – Head of Southern Europe presso ETF Securities.