Il 2018 potrebbe essere un anno di rallentamento per la seconda economia mondiale: secondo infatti alcune ricerche il ritmo di espansione economica della Cina per il prossimo anno potrebbe essere più debole di quanto fino ad ora ipotizzato, evidenziando quindi un potenziale peggioramento delle condizioni economiche. Ogni dicembre in Cina si tiene un importante meeting economico al quale partecipano tutti i principali esponenti cinesi di settore per fissare il target di crescita del paese per l’anno successivo, dato che viene poi successivamente comunicato a marzo.

Il governo di Pechino nel 2010 si era imposto un obiettivo di crescita molto ambizioso e cioè di raddoppiare il proprio PIL entro 10 anni, ovvero entro il 2020. Per il momento quel target può ancora essere raggiunto a patto che nei prossimi anni il ritmo di crescita medio sia di almeno il 6,3% annuo. Il 2017 si sta chiudendo registrando un 6,8%, sopra quindi il livello necessario per i prossimi anni e che adesso ha assunto anche una valenza psicologica. Una crescita sotto il 6,3% verrebbe ritenuta infatti molto deludente, con il pericolo di reazioni negative sui mercati.

Nel frattempo le stime di inflazione sono invece state riviste al rialzo: la crescita dei prezzi misurata a livello industriale è infatti stata aggiustata al 2,8% rispetto al precedete 1,6% cosi come il più conosciuto indice dei prezzi al consumo (CPI) che è stato rivisto al 2,5% rispetto al precedente 2,2%.

Alla luce di questo sarà molto importante nel corso dei prossimi mesi seguire con attenzione i dati macro della seconda economia mondiale per accertarsi che non mostrino segnali di debolezza. La stabilità cinese è un fattore assolutamente chiave per la tranquillità dei mercati a livello globale e di ciò abbiamo avuto diverse prove in passato. Una fortissima evidenza la si può trovare tornando indietro nel tempo solamente di qualche anno, più precisamente nell’agosto del 2015, quando iniziò a prendere forza il timore che la Cina stesse iniziando un importante rallentamento economico e le borse mondiali, terrorizzate, collassarono, come evidenziato nel seguente grafico (Standard and Poor’s 500 – settimanale).