La dichiarazione politica della Cina che avrebbe aiutato l'Europa non ha avuto un impatto sostanziale sugli umori del mercato di ieri, gli operatori e gli investitori si sono concentrati principalmente sugli ultimi intrighi in Grecia (vedi sotto). Il Nord Europa ha chiaramente ormai perso la fiducia nelle promesse della Grecia, mentre i politici greci contano sul suo sostegno proprio in questo momento critico. Un articolo del Dow Jones che è apparso nel tardo pomeriggio di ieri, ha probabilmente colpito nel segno: l'Europa potrebbe concedere un prestito ponte per permettere alla Grecia di rimborsare i titolari di obbligazioni il 20 marzo per poi riaprire le trattative sul salvataggio dopo le elezioni greche. Tuttavia è anche possibile che l'Europa decida che sia giunto il momento di avere il suo proprio “Lehman moment” e quindi lasciare andare la Grecia. Questo non può essere escluso, come evidenziato da recenti commenti fatti da vari politci tedeschi e olandesi. Questo potenziale scenario ha avuto un impatto forte sull’euro: nelle contrattazioni overnight è sceso anche se brevemente sotto 1.30. Ci sono state inoltre ripercussioni sui rendimenti delle obbligazioni dei paesi europei in difficoltà di bilancio, con il rendimento a 10 anni di Spagna e Italia più lontano di 20bp rispetto al Bund. Chi farà la prima mossa?

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La Grecia sta andando di male in peggio. Il crollo del debito greco assomiglia sempre di più a un gioco di roulette russa tra politici e leader europei. L'Europa minaccia di non tirarli fuori dai guai senza le austerità supplementari, i politici greci minacciano un default, ma firmano comunque le misure di austerità e poi indicano le loro intenzioni di fare marcia indietro quasi subito. E ora l'Europa sta considerando di ritardare il secondo piano di salvataggio fino a dopo le prossime elezioni generali greche (allo stesso tempo dando alla Grecia abbastanza soldi per evitare il default). Nel frattempo, la Germania sta ancora valutando l'idea di mettere i soldi per il salvataggio della Grecia in un conto vincolato (controllato dall’Europa), e il nord Europa (Germania, Paesi Bassi e Finlandia) è giustamente sempre più disposto a far fallire la Grecia. Inutile dire che è molto improbabile che l'Europa firmi il secondo piano di salvataggio a breve, aumentando la probabilità di un default, almeno parziale, il 20 marzo, quando la Grecia dovrà rimborsare 14,4 miliardi di euro di obbligazioni in scadenza. Non sorprende che l'euro sia spaventato dall'idea che il salvataggio potrebbe essere ritardato di alcuni mesi. Antonis Samaras leader del partito Nuova Democrazia ha inviato una lettera ai leader dell'UE annunciando il suo impegno costante per l'austerità, ma purtroppo le sue osservazioni fatte all'inizio di questa settimana hanno sbriciolato la sua credibilità. Nessun leader europeo può essere biasimato per avere seri dubbi sul suo impegno reale per il Programma di Stabilizzazione, soprattutto se eletto al potere. Anche se l'Europa ha accettato le sue assicurazioni, il crollo dell'economia greca è tale che un’altra ristrutturazione del debito sarà probabilmente necessaria al più presto. La Grecia è in fase terminale, e tutti lo sanno.