Ancora una volta gli ultimi dati sull’occupazione US sono stati meglio del previsto ad una prima valutazione, con una significativa revisione al rialzo nel benchmark consultivo annuale che ha anche portato un tono aggiuntivo più sostenuto ai dati. La reazione del dollaro è stata comprensibile, l'indice del dollaro su dello 0,5% sulla percezione che ulteriore QE sia meno probabile. Inoltre la crescita di posti di lavoro sia di novembre che dicembre é stata rivista al rialzo di 60 K e il tasso di disoccupazione è sceso all’ 8,3%, la lettura più bassa da quasi tre anni. Naturalmente per alcuni questi dati stridono con l’impegno della Fed per mantenere i tassi vicino allo zero per i prossimi tre anni o giù di lì. Guardando il quadro più da lontano però, e con un esame più attento dei dati, non è poi così difficile giungere alla quadratura del cerchio. In primo analisi finora c'è da considerare lo stato del mercato del lavoro durante questa ripresa. Mentre l'economia potrebbe aver raggiunto il suo picco di pre-recessione nella produzione, il mercato del lavoro dovrebbe ancora vedere l’occupazione espandersi di un altro 4% sui valori dei salari per raggiungere lo stesso livello. L'altra caratteristica di spicco di questa relazione è il forte calo del tasso di partecipazione, il più grande declino mensile da poco più di due anni, anche se esso deriva dagli effetti di controllo della popolazione conseguenti alle revisioni annuali. Quello che si sta mostrando è che appena il 63,7% della popolazione in età lavorativa è occupata o alla ricerca di lavoro. Così se questo resoconto è stato positivo per il dollaro e ha dipinto un quadro apprezzabile del mercato del lavoro rispetto a come lo pensavamo precedentemente, esso va considerato nel contesto del recupero globale e dell’importanza della partecipazione della forza lavoro. Quest'ultima rimane particolarmente deludente e arriva giusto a proposito per spiegare la stagnazione dei redditi medi nell'ultimo decennio. Quanto più gli Stati Uniti si avvicinano alle elezioni presidenziali quanto più i politici a breve termine dovranno mettersi in relazione con questi numeri.