Il calo dei tassi USA trascina giù il biglietto verde

By Arnaud Masset

A fine marzo/inizio aprile, l’USD ha compiuto un tentativo di recupero, l’indice del dollaro è salito del 2,50%, da 98,86 a 101,34, in un contesto caratterizzato dal crescente nervosismo per le imminenti elezioni in Francia e per la Brexit. Questi bruschi rialzi sono stati dovuti soprattutto alla forte svalutazione dell’euro, sceso più del 3%, a 1,0574, mentre lo yen giapponese annaspava fra 110 e 112. In quel periodo, gli investitori si concentravano meno sugli sviluppi negli USA e, in particolare, sul fallimento del programma di riforme di Donald Trump. Gli investitori hanno avuto bisogno di tempo per far riscendere il dollaro sui livelli precedenti, perché il biglietto verde ha sfruttato il suo status di valuta rifugio in tempi incerti.

Ciò nonostante, nell’ultima settimana di marzo il vento ha cominciato a girare, quando gli investitori hanno iniziato a mettere in discussione la percorribilità delle operazioni sulla reflazione promessa da Trump. Il rally azionario si è fermato, con l’S&P 500 in leggero calo, sopra ai 2.320 punti – rispetto ai 2.400 d’inizio marzo – perché gli investitori sono passati dall’azionario ai bond, facendo tornare i rendimenti dei decennali USA al 2,20%, rispetto al 2,62% di un mese prima. Il calo è stato più marcato per i titoli a scadenza breve, i rendimenti dei titoli a due anni sono scivolati di 20 punti base, all’1,17%, perché il mercato ha lentamente capito che la Fed quest’anno non alzerà i tassi tre volte.