Per la prossima settimana si pone l’attenzione alla tenuta del supporto dinamico a quota 21.302 punti che – in caso di suo cedimento (ovvero con chiusura inferiore) – riporterebbe l’indice al test di area 21.084 con potenziali scenari ribassisti. I titoli da monitorare secondo Stefano Masa, Head of QuantInvest® Research & Analysis Department.

La settimana appena chiusa ha visto un saldo positivo. E' possibile iniziare con una panoramica generale internazionale?

L’ottava trascorsa si è contraddistinta per la sua variazione settimanale positiva: un rialzo generalizzato sulle principale piazze azionarie internazionali. Da sottolineare come piazza affari si sia maggiormente distinta in termine di performance assoluta perché trainata dal comparto bancario di cui il nostro principale indice è significativamente costituito. Sul fronte macroeconomico l’attenzione degli operatori si è concentrata sull’audizione del presidente Janet Yellen che - in occasione del suo intervento – ha mantenuto un profilo piuttosto moderato in chiave di politica monetaria: il prossimo rialzo dei tassi - pur essendo previsto - non appare più come un’azione prioritaria e oggetto di affrettata messa in atto ma bensì una manovra molto più soft in quanto sostenuta dagli attuali livelli verosimilmente prossimi ad un ritrovato compromesso (da un lato l’andamento dell’economia e dall’altro i rendimenti).


Quali i singoli temi da evidenziare nel corso della settimana trascorsa?

Nonostante questa sorta di “accomodamento” sul fronte dei tassi statunitensi - nel corso della settimana - abbiamo potuto assistere ad un vero e proprio interessamento generalizzato per il comparto bancario: in Usa le trimestrali di alcuni istituti (principalmente JP Morgan e Citigroup) hanno registrato risultati superiori alle attese. Nelle performance ottenute la voce legata al “trading” si è vista penalizzata a causa della mancanza di volatilità che ha impedito – con molta probabilità – l’intensificarsi di maggiori operazioni sui mercati. In Europa si è invece assistito all’intervento da parte dell’Ecofin in materia di “Bad bank” (non ancora però attuabili in quanto tali). Il monitoraggio sulle sofferenze bancarie rimane oggetto di attenta valutazione soprattutto perché i singoli paesi europei presentano realtà bancarie poco omogenee tra loro con al loro interno delle vere e proprie diversità strutturali sul fronte del credito. Sempre sul “tema banche” si è espressa la nostra Consob attraverso la pubblicazione del suo Risk Outlook dal quale emerge la complessa vicenda della quotazione attribuibile ai titoli cosiddetti illiquidi. Dal rapporto si evidenzia la forte esposizione a potenziali rischi degli istituti di credito (le quotazioni sono calcolate solo mediante modelli matematici) soprattutto in Germania (80%), UK (70%) e Francia (50%) mentre in Italia si rilevano il 30% dei sottostanti. È doveroso ricordare che la crisi che ha portato al passato fallimento della storica Lehman Brothers è da ricondurre a questa tipologia di titoli ridefiniti poi come “tossici”.