Un anno che si apre e si chiude con le banche centrali ma anche del 2016. Ma quello che è nato in questi mesi potrebbe trovare compimento nella seconda metà del prossimo anno. La view di Carlo Alberto De Casa, analista di ActivTrades.

Un anno che si apre e si chiude con le banche centrali ma anche del 2016 sarà un elemento preponderante.

In effetti sì. Il 2016 inizia nel bene e nel male con i temi centrali del 2015, temi che si protraggono ancora perché, a prescindere dal caso della Banca Centrale Svizzera che è da considerare un evento a parte, per quanto riguarda la Bce e la Federal Reserve l'attenzione resta alta. In particolare con la prima e con il suo Quantitative Easing allungato ma non allargato e cioè allungato nella sua durata temporale ma non incrementato nella portata dei miliardi che sono messi in campo ogni mese. Per quanto riguarda la Fed sorgono domande su quanti saranno i rialzi, dopo il primo ufficializzato il 16 dicembre e con che cadenza e “profondità” si verificheranno. Tornando sul fronte europeo le incognite sembrano minori o per lo meno posticipate visto che da Francoforte le rassicurazioni sulla presenza della Bce sui mercati restano, il che rinvia le preoccupazioni ancora di uno o due anni. Perciò si dovrà vedere il 2017 e cioè la data in cui Draghi potrà, o per meglio dire dovrà, chiudere o proseguire con il suo progetto in base allo stato dell'economia europea.

Negli Usa, non dobbiamo dimenticare tra le incognite che nella seconda metà dell'anno dovranno avvertirsi, le tensioni che inevitabilmente sono legate alle elezioni statunitensi di novembre; in questo scenario, dopo che la domanda “alzeranno o non alzeranno i tassi” è stata soddisfatta adesso si dovrà vedere con quale frequenza continueranno, se continueranno le strette sul costo del denaro. Si parla per il momento di un tasso che a fine anno dovrebbe raggiungere il punto percentuale il che fa capire che potenzialmente i rialzi futuri dovrebbero essere ancora tre, sempre se l'economia statunitense lo consentirà. La Fed tende a cercare sempre la stabilità ancora di più in periodo elettorale, ma resta il fatto che qualora la stessa Fed avvertisse la necessità di una stretta ulteriore non esiterebbe a farla; per questo motivo potrebbero essere pronosticabili anche un paio di nuovi rialzi. Volendo fare una provocazione, a questo punto è d'obbligo ricordare che c'è un'altra chiamata alle urne e cioè quella di un minaccioso referendum, quello della Gran Bretagna chiamata a decidere se restare o meno nell'Unione: una valuta come la sterlina, da molti vista come quella che si sarebbe apprezzata parecchio nel 2016, ultimamente sta registrando segnali di debolezza perdendo terreno sia sul dollaro che sull'euro proprio perché i mercati non amano l'incertezza e questa per il momento si sta registrando in seguito al nervosismo per il referendum britannico.