La sterlina in crollo sta aggiornando minimi più che trentennali con il dollaro mentre il vero vincitore della Brexit è l'oro. Come approfittarne? La view di Carlo Alberto De Casa capo analista dei mercati valutari nonchè responsabile del desk italiano per ActivTrades e autore del libro "I segreti per investire con l'oro"(ed. Hoepli).

La Brexit è realtà. Cosa aspetta l'Unione Europea, priva di uno dei suoi pilastri economici, ma soprattutto la Gran Bretagna, che si avvia verso un terreno inesplorato? 

Personalmente sono dell’idea che la situazione della Gran Bretagna peggiorerà sia sul breve che sul medio periodo, mentre anche sul lungo ci potrebbe essere qualche dubbio che le cose migliorino dal momento che gli inglesi si ritrovano a dover rinegoziare un deal a livello internazionale. Resta un forte punto interrogativo anche sul fronte lavorativo: mancando l’inquadramento legislativo in un ambito europeo si rischia il Far West. La situazione del settore immobiliare, almeno fino al mese di aprile, era quella di una bolla che continuava a gonfiarsi, inserendo il fattore Brexit si nota come il referendum rappresenti l’ago che potrebbe far scoppiare la bolla. Sicuramente, con quello che è successo in questi primi 10 giorni, si può dire che, se non esplosa, almeno è stata forata: a Londra già si parla di una media del 5,5% in meno sui prezzi delle case. Un’eventuale esplosione causerebbe un crollo del 20-30% ma questo e soprattutto le eventuali capacità di ripresa, sono cose che si potranno vedere solo nei prossimi 3-6 mesi. Questo dipende dalle prospettive del Regno Unito. I rischi maggiori li vedo in primis nel caso in cui venga tolto il polo finanziario: eventualità difficile ma a questo punto non più improbabile, sebbene tra Londra e Francoforte, non solo non ci sia alcun tipo di paragone in ordine di importanza, ma c’è anche tutta una serie di infrastrutture da trasferire oltre che di leggi da rispettare e da riorganizzare. Senza contare la quantità dei possibili licenziamenti. Guardando all’economia inglese in generale, gli unici settori a guadagnare da questa situazione potrebbero essere il turismo, che è un protagonista molto marginale e dà un apporto molto minimo, così come l’export: da puntualizzare che la valuta debole che privilegia l’export fa comodo a chi l’export ce l’ha (Francia o Italia ad esempio) ma Londra esporta solo qualcosa sul farmaceutico e beneficia di qualcosa sul turismo. Nulla più.