Piazza Affari deve gestire la questione bancaria mentre Wall Street quella delle indagini su Trump e i sempre più numerosi membri del suo staff. Come affrontare questa nuova ottava? Le considerazioni e la view di Stefano Masa Head of QuantInvest® Research & Analysis Department.

La settimana è stata segnata inevitabilmente dalla questione Russiagate e dalle complicazioni che l'indagine sta portando all'amministrazione Trump. Quali sono gli avvenimenti che hanno caratterizzato l'ultima settimana?

Le principali piazze azionarie hanno registrato un saldo finale settimanale contraddistinto dal segno meno: nonostante Wall Street abbia terminato attorno alla parità - quest’ultima - è a tutti gli effetti l’artefice della negatività generalizzata a livello internazionale. Il Russiangate con la sua “non notizia” dell’indagine sul presidente Trump (ai molti suona quasi ironico il suo “Sono indagato”) non ha scosso più di tanto l’animo degli operatori; viceversa la pesante flessione avvenuta sull’indice Nasdaq al termine dell’ottava antecedente a quella appena conclusa ha lasciato il segno: tutti sono convinti (e certi) che i prezzi delle azioni a stelle e strisce sono troppo cari rispetto ai singoli multipli aziendali e nel corso delle recenti sedute hanno tenuto d’occhio soprattutto quello che accadeva proprio oltre oceano. Il timore - ormai generalizzato - si concretizza nell’attesa di un potenziale sell off circoscritto in poche sedute ma di entità molto ampie: una prima flessione potrebbe coincidere con il mancato supporto dei 2.300 punti per poi proseguire in direzione di area 2.150. Per la tempistica è difficile identificare il timing esatto ma sia su base daily che soprattutto su base settimanale l’intero palinsesto algoritmico evidenzia forti segnali di vendita. Sempre dagli Usa, il nuovo aumento dei tassi da parte della Fed, non ha suscitato clamore tra gli operatori che invece hanno focalizzato la loro attenzione sull’annunciato piano di normalizzazione del bilancio mediante il mancato reinvestimento dei titoli in scadenza: l’ammontare complessivo è pari a circa 4.500 miliardi di dollari quale importo accantonato nel periodo post crisi del 2008; l’operazione avrà inizio entro la fine dell’anno e – visto gli attuali livelli di rendimento dei titoli di stato Usa – l’osservazione dell’andamento della “curva” sarà il tema dominante nel corso dei prossimi mesi. Eventuali sviluppi (magari inaspettati) in tema di Russiangate e prime avvisaglie di debolezza sul mercato dei bond statunitensi potrebbero innescare un pericoloso effetto domino.