Investire in ETF


L’acronimo ETF, Exchange Traded Fund, indica una particolare tipologia di fondo d’investimento, scambiato in borsa al pari di una qualsiasi attività quotata ed in grado di replicare un benchmark di riferimento (quale, ad esempio, un indice azionario, un paniere di titoli o una materia prima).

Investire in ETF

Tra le principali caratteristiche in capo agli ETF, spiccano quelle inerenti la gestione passiva e l’indicizzazione, ovvero l’accessibilità alle diverse tipologie di assets e ai differenti mercati.

La gestione Passiva

La denominazione di gestione passiva si riferisce alla particolare condizione secondo la quale il rendimento di un ETF non si basa sulle capacità del gestore, ma deriva direttamente dalle caratteristiche dell’attività sulla quale lo strumento poggia. La completa dipendenza dell’ETF da quest’ultimo e dal benchmark di riferimento fa sì che, nel momento in cui un asset interno al benchmark viene modificato, automaticamente muti anche l’attività sottostante l’ETF.
Tale dinamica limita l’azione del gestore (che non dovrà dunque occuparsi del ribilanciamento), la cui operatività farà perno essenzialmente sulla verifica del rispetto delle condizioni di coerenza del fondo con l’attività di riferimento (vale a dire lo stato di salute dell’indice di base), correggendone eventualmente il valore in caso di eccessivi scostamenti; l’ammissione della soglia d’errore è da rinvenirsi nell’ordine di massimo 1-2 punti percentuali.

La passività del gestore e la quasi totale dipendenza dall’attività sottostante rendono gli ETF fondi a basso ammontare di spese di gestione (solitamente inferiori ad 1 punto percentuale), caratteristica che porta tali strumenti ad essere ancor più appetibili sul mercato degli investimenti borsistici.
Godendo inoltre di grande diversificazione e di un livello inferiore di esposizione diretta alla variabilità del mercato, i fondi Exchange Traded sono da ritenersi a minore rischiosità rispetto alle singole azioni quotate, concetto non sempre verificato se ci si riferisce alla particolare categoria di ETF speculativi, pensati per azioni di trading giornaliero (ETF a leva, invertiti o a leva invertita).

Le spese di gestione

La dipendenza totale dall’attività sottostante, fa dei fondi Exchange Traded uno strumento a bassissimo importo di commissioni di gestione, con costi d’ingresso, d’uscita e di performance nulli.
Il totale delle commissioni annue pagate sugli strumenti ETF (le TER) sono comprese tra un livello minimo dello 0,09% ed un massimo dell’1,5%, in relazione all’ammontare e al periodo di detenzione effettivo.

L’essere contraddistinti da un livello di commissioni contenuto porta gli ETF a non essere gli strumenti prediletti degli istituti bancari, i quali prediligono assets più attivi e dinamici. Nonostante ciò, l’interesse verso tale forma di investimenti (negoziati per la prima volta negli Stati Uniti negli anni ’90 e quotati in Italia solo ad inizio 2002) è andata via via accrescendosi, in un contesto in cui la ricerca di strumenti d’investimento alternativi e la paura dell’esposizione diretta hanno spinto i mercati internazionali a dare loro maggiore fiducia e visibilità.

L’indicizzazione

La caratteristica della replicabilità fa degli ETF lo strumento ideale per operazioni di indicizzazione, il cui valore ed il cui andamento dipendono quindi dalla sola composizione dell’indice (settore, tipologia di mercato, area geografica) o della attività (e del rendimento) cui fa riferimento.
Al pari di un fondo, anche l’Exchange Traded Fund gode delle caratteristiche di diversificazione e riduzione del rischio, la cui operatività è possibile tramite lo scambio di quote (prezzate in base al NAV, Net Asset Value) al pari di un'azione.
Trattandosi di strumenti negoziati in continua nel corso della seduta, il valore aggiunto di un ETF rispetto ad un normale fondo consiste proprio nella possibilità di conoscere in ogni istante l’effettivo valore di mercato del prodotto (e non una sola volta al giorno), grazie all’azione di compravendita delle società di gestione, che a loro volta acquisteranno o lasceranno quote di fondo a seconda dello scostamento dall’indice.

Nel paragonare la categoria degli strumenti ETF con attività analoghe, una possibile comparazione è quella tra i fondi Exchange Traded e Fondi Comuni d’Investimento, avendo entrambi patrimonio autonomo e totalmente separato da quello dell’emittente. Questa condizione, che allontana gli ETF dalle SICAV, rende più sicuri tali strumenti, che anche nel caso estremo di fallimento dell’emittente non correrebbero alcun rischio patrimoniale.

Vantaggi e svantaggi degli ETF

Riassumendo per punti cardine le offerte di un investimento in ETF, tra i maggiori vantaggi offerti dall’investimento in tale tipologia di attività, spiccano le possibilità di:

  • posizionarsi in tempo reale sul mercato target, tramite operazioni di negoziazione, con acquisti che possono essere anche a margine e possibilità di vendite allo scoperto.
  • realizzare una performance identica e replicante rispetto all’indice benchmark.
  • disporre in ogni istante del prezzo di mercato, in linea con il NAV, così da tendere a zero la possibilità di avere prezzi superiori o inferiori rispetto al valore reale.
  • diversificare a bassi costi di gestione, grazie all’attività passiva svolta dall’istituto finanziario di riferimento.
    eliminare il rischio emittente.

Viceversa, tramite l’utilizzo di ETF è possibile incorrere in situazioni svantaggiose, date dalla realtà dinamica del mercato. Tali ultime sono costituite da:

  • possibilità di spread elevati tra domanda-offerta: maggiore è il numero di ETF creati, maggiore sarà la possibilità di ritrovarsi con un investimento con indice di volume basso, traducibile in una situazione di domanda/offerta più alta.
  • prezzo d'apertura instabile: l'aggiustamento del prezzo dell'ETF rispetto al NAV potrebbe determinare, specie nel corso della prima ora di seduta giornaliera, valori di mercato non in linea con l'andamento del sottostante.

Il ruolo del Benchmark

Entrando allora nello specifico delle singole asset class (benchmark) sulle quali un fondo ETF può essere costruito, vi sono:

  • Indici azionari rappresentativi di mercati sviluppati ed aree geografiche finanziariamente rilevanti (Europa, USA, Giappone, etc).
  • Indici azionari appartenenti a mercati emergenti (Cina, India, Russia, Brasile, Turchia, Korea, Taiwan etc).
  • Indici azionari inerenti ai diversi settori (tecnologico, industriale, tlc, utilities, bancario, energetico, finanziario, etc).
  • Indici azionari suddivisi per categorie specifiche (mid cap, small cap, value, growth, select dividend).
  • Indici obbligazionari e Titoli di Stato denominati in diversa valuta e suddivisi per scadenza.
  • Titoli corporate emessi da società private (appartenenti e non all’area euro).
  • Indici su materie prime
  • Indici di società immobiliari e di private equity

La caratteristica della replicabilità di panieri di attività già di per sè racchiudenti differenti tipologie di attività, ha fatto degli ETF uno dei maggiori strumenti utilizzati dagli investitori per amministrare autonomamente e liberamente il proprio denaro. Se si provasse a creare un portafoglio parimenti investito e diversificato con singoli titoli e attività, il capitale richiesto sarebbe infatti molto più ingente.

Consulta anche:

apk