A meno di un’ora dalla chiusura delle contrattazioni odierne, le Borse europee si confermano tutte in territorio fortemente negative. Non sono di alcun aiuto i segnali che arrivano dall’opposta sponda dell’Atlantico, dove le vendite dominano la scena, con il Nasdaq Composite e l’S&P500 in ribasso di quasi due punti percentuali.
Il mercato sconta una serie di delusioni dal fronte macro, con le spese per le costruzioni salite meno del previsto e l’indice ISM manifatturiero sceso oltre le attese. A deludere sono stati anche i redditi personali, mentre le spese per consumi si sono rivelate in linea con le previsioni. La vera doccia fredda è arrivata dal mercato del lavoro, con il tasso di disoccupazione salito all‘8,2% rispetto all‘8,1%, mentre il numero di nuovi occupati nel settore non agricolo è stato pari a 69mila unità, ben al di sotto delle 150mila messe in conto dalla comunità finanziaria.
Intanto in Europa a pagare il conto più salato è il Dax30 che lascia sul parterre il 3,44%, seguito dal Cac40 e dal Ftse100 che scendono rispettivamente del 2,34% e dell‘1,18%.
Vendite anche a Piazza Affari dove l’indice Ftse Mib, dopo aver lambito l’area dei 12.550 punti, si presenta poco sotto i 12.700, con un ribasso dell‘1,6%.
Tra le poche blue chips in controtendenza segnaliamo Mediobanca che sale del 2,84%, seguito da Banca Popolare di Milano che avanza del 2,4% e tra i bancari sono preceduti dal segno più anche Banca Popolare dell’Emilia Romagna e Unicredit che crescono dello 0,77% e dello 0,16%.
Sulla parità Banco Popolare, mentre Ubi Banca e Intesa Sanpaolo scendono dello 0,62% e dell‘1,15%, lasciando più indietro Monte Paschi che arretra del 2,23%.