Evidentemente le rassicurazioni di Marchionne che sventolava i suoi successi non hanno fatto presa sulle agenzie di rating e in particolare su Standard and Poor’s . Si, perché i titoli Fiat scivolano al minimo proprio dopo che l’agenzia ha annunciato una revisione al minimo del rating. Da precisare: solo quello a lingo termine, mentre quello a breve ne è escluso.

Cosa significa? Semplice: che le ottimistiche affermazioni , comprovate da dati e numeri, non potranno reggere a lungo e che il sistema bicefalo della ditta torinese non è sufficientemente equilibrato su tutti i fronti. Prova ne sia che il vantaggio maggiore dalla partecipazione del 58,5% nel capitale del colosso di Detroit, lo traggono gli investitori statunitensi ancora prima della Fiat.
Per il momento sono stati posti solo sotto osservazione ma l’agenzia ha già fatto notare come le previsioni tendano al negativo soprattutto sul debito di lungo termine.

Proprio pochi giorni fa il gruppo torinese annunciava trionfante di aver centrato non solo tutti gli obiettivi ma di aver risollevato il colosso americano Chrysler dal baratro in cui era stato trovato nel momento dell’acquisizione.

La debolezza del mercato italiano, conseguenza dei tagli di manovra, condanna la Fiat a un peggioramento delle potenzialità di contrattazione.
Inoltre la piazza brasiliano, altro grande campo d’azione della Fiat, si trova in un periodo di forte concorrenza che tende a rodere il vantaggio della ditta italiana nei confronti degli altri competitor, anche in vista del lancio di nuovi prodotti e tagli dei costi. Purtroppo le prospettive per Fiat vedono un movimento di cassa tendente al negativo, soprattutto in considerazioni degli investimenti previsti e dell’opzione, per ora solo ventilata, di una nuova acquisizione. I piani ottimisti di Marchionne, infatti, non permettono allo stato attuale delle cose, di essere realizzati con le risorse presenti al momento e che si sono ulteriormente assotigliate a causa degli oneri fiscali connessi con i piani di stock grant sui titoli.