La riunione di maggio della BCE in cui si è deciso di mantenere invariate le politiche monetarie e il livello dei tassi d’interesse è lo spunto per fermarci a riflettere su come l’Europa sta cercando di reggere alla crisi in corso.
I meccanismi di sostegno dell’Eurozona si stanno strutturando e irrobustendo al fine di poter eventualmente sopportare una pesante crisi Spagnola o più leggere ma contemporanee situazioni di difficoltà di Spagna e Italia. In undici anni d’esistenza l’area euro non ha mai dovuto affrontare problemi finanziari simili a quelli odierni, il trattato non prevedeva nessuna forma di aiuti agli altri Stati anche in situazioni di difficoltà. L’Eurozona si è dunque trovata a creare un meccanismo di gestione della crisi in condizioni d’emergenza e circondata da uno scenario imprevedibile e drammatico sia dal punto di vista finanziario che politico. La costante sottovalutazione dei rischi di contagio e i conflitti d’interesse tra Paesi e governi degli Stati membri hanno fatto si che nel clima di sfiducia reciproca i ritardi delle azioni volte a prevenire e contenere i danni abbiano ingrandito e appesantito le ricadute finanziarie.
Ad oggi nell’area Euro sono presenti diverse forme di sostegno che si articolano in una complessa architettura, cercheremo di delinearla brevemente pur fornendo un quadro il più possibile esaustivo dello stato dell’arte.
Il primo meccanismo di sostegno è l’EFSM (European Financial Stabilisation Mechanism) che consiste in un plafond di 60 miliardi alimentato da fondi del bilancio europeo. Di questi 22.4 sono stati impiegati per l’Irlanda, 26 per il Portogallo ne rimangono dunque 11.5 al netto degli impegni già presi.