Hanno estratto un nuovo coniglio dal cilindro ieri Sergio Marchionne e la sua squadra: contro tutte le preoccupazioni riguardanti le pressioni sull’andamento economico di Fiat in scia alle tensioni generate dal debito sovrano di alcuni Paesi dell’Eurozona, il Lingotto ha archiviato il 2011 centrando tutti i target prefissati e battendo le stime degli analisti.
Il gruppo piemontese ha chiuso lo scorso esercizio con ricavi pari a 59,6 miliardi di euro. Significativo il contributo di Chrysler che nel periodo giugno-dicembre a visto il giro d’affari collocarsi a 23,6 miliardi di euro. Esclusa la controllata Usa, la crescita dei ricavi sarebbe stata del 4,2%. Oltre le previsioni anche il set di risultati trimestrali. Nel quarto trimestre l'utile della gestione operativa ha battuto le attese, attestandosi a 765 milioni di euro, mentre il consenso indicava un dato pari a 759 milioni. Superiori alle stime degli analisti le vendite trimestrali che hanno raggiunto quota 19,6 miliardi, mentre il mercato pronosticava 19,2 miliardi. L’indebitamento netto industriale del gruppo Fiat-Chrysler ammonta a fine 2011 a 5,5 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 0,5 miliardi di euro di fine 2010, principalmente per effetto del consolidamento del debito netto di Chrysler, dell’acquisto delle quote di Chrysler detenute dal Dipartimento del Tesoro statunitense e dal Canada e degli investimenti, al netto delle disponibilità generate nell’esercizio dalle attività operative. Proprio la partita per salire ulteriormente nella società di Detroit, tornata in utile per la prima volta dal 1997, rappresenta uno dei prossimi driver che il mercato guarderà con particolare attenzione in questo 2012. Quest’anno il Lingotto si attende un giro d'affari superiore a quota 77 miliardi di euro, un utile netto tra 1,2 e 1,5 miliardi e un utile della gestione ordinaria compreso tra 3,8 e 4,5 miliardi. L'indebitamento netto industriale è visto in una range tra 5,5 e 6 miliardi, sostanzialmente stabile visto che vi da tenere conto che nei prossimi mesi, più nello specifico nella seconda parte del 2012, Fiat riprenderà a trattare per l’acquisto della quota di Veba. L’incremento della quota in Chrysler rappresenta al momento un fattore di per se fondamentale per sostenere il titolo: se il mercato automobilistico europeo appare fiacco, ieri i dati sulle immatricolazioni in gennaio in Italia sono stati emblematici, la cura Marchionne per la casa di Detroit ha portato frutti inaspettati. Frutti in grado di liberare valore per gli azionisti del Lingotto. Al momento il titolo invece rischia di essere penalizzato in Borsa in scia al venire meno dell’appeal speculativo legato anche alla quotazione di Ferrari, evento per ora rimandato dal manager italo-canadese artefice della riscossa di Fiat in questi anni. Grazie all’operato di Marchionne il gruppo ora è il settimo costruttore a livello globale, ottima carta da giocare in caso di implementazione di nuove alleanze con altri partner industriali.