In effetti ci mancavano le buone notizie dai mercati. Ironia, senz’altro, perchè ormai non ci rimane che quella. Stavolta la pietra tombale sulle speranze di ripresa la mette S&P.

Secondo l’agenzia, infatti, nei prossimi anni (quattro per l’esattezza) saranno necessarie iniezioni pari a circa 46 trilioni di dollari causati da una incredibile quanto sfortunata congiuntura economica a dir poco sfavorevole.

Deleveraging delle banche, insieme ad arrancamenti vari di USA, con economia altalenante ed Eurozona, in perenne recessione, costringeranno le società non finanziarie di Cina, GB e USA a cercare ben 30 mila miliardi di dollari per finanziare i titoli obbligazionari che si troveranno in scadenza e rinegoziare i prestiti elargiti precedentemente alla crisi.

Ovviamente senza tener conto di altri stanziamenti quantificabili, orientativamente, nella cifra di 15 o 16 mila miliardi di dollari per finanziare progetti per la crescita. Totale 46 mila miliardi di dollari.

A questo punto la scelta: dovendo razionalizzare le spese si rischia di porre un freno alle misure per la crescita col rischio di rientrare nuovamente nella spirale dell’austerità.