In questi giorni i riflettori in borsa sono puntati sul titolo Unicredit a seguito dell’aumento di capitale che terminerà alla fine del mese. Sono molti (forse troppi) gli interrogativi che il mercato si pone in questi giorni, offuscato da calcoli sulle quotazione delle opzioni o sulla speculazione che secondo molti stà condizionando l’andamento del titolo. Noi vorremmo fare un gioco: per non lasciarci coinvolgere dall’emotività del momento proviamo a strappare le pagine per tre settimane sulla nostra agenda e proviamo quindi ad immaginare che miracolosamente si passi dal 7 Gennaio al 30 Gennaio.
Descriveremo quindi quello che è successo nell’ultimo anno cercando di immaginare quello che potrà accadere nei prossimi mesi tenendo in considerazione la capitalizzazione del titolo.
Nel 2011 il titolo toccò i massimi ad inizio anno con una quotazione di circa 2 euro che corrispondeva ad una capitalizzazione di circa 40 miliardi per poi retrocedere nei tremendi mesi estivi fino a 0,65 bruciando circa 27 miliardi e portandosi a 13 miliardi. A quel punto sembrava che le quotazioni avessero trovato un valido supporto tanto che tale livello di capitalizzazione è stata conservata fino al fatidico 04/01/2012, giorno in cui il managment ha esplicitato i termini dell’aumento di capitale. Anche su questo vorremmo fare un appunto: abbiamo evidenziato nei nostri precedenti articoli l’andamento negativo del titolo negli ultimi mesi rispetto ad altri competitor (come Intesa) ed abbiamo addebitato tale performance all’imminente operazione di ricapitalizzazione, quindi di tutto si potrà parlare tranne che di un fulmine a ciel sereno e anche lo sconto sul famoso Terp era previsto da tutti tra il 35% e il 45% ed infatti si è mantenuto all’interno di questi valori. In sostanza il titolo, che già era stato penalizzato nei mesi precedenti, perde un ulteriore 37% nelle ultime tre sedute con un andamento che lo stesso Ghizzoni non riesce a spiegarsi.