I negoziati sulla Brexit sono ufficialmente iniziati oggi, ma già da giorni la Commissione europea ha inviato a Londra un documento ufficiale che contiene le richieste che porterà avanti nel corso delle prossime trattative. Una tra le più importanti riguarda la famosa "exit bill", la tassa di uscita che Londra dovrebbe pagare per l'addio all'Unione. Nelle fasi antecedenti la Brexit, Bruxelles ha sempre sostenuto che la Gran Bretagna dovrà pagare fino a 100 miliardi di euro per "rispettare in pieno gli obblighi finanziari derivanti dall'intero periodo dell'adesione nel Regno Unito all'Unione", nonostante la stima del conto non sia mai stata resa pubblica.

Come risposta, Philip Hammond, il cancelliere dello scacchiere, ha spesso detto di credere che alla fine la tassa d'uscita sarà d'importo modesto, garantito, comunque, che la Gran Bretagna è "una nazione che onora i suoi obblighi". Il più combattivo Boris Johnson, ministro degli esteri, ha sempre sostenuto, invece, che la richiesta da parte di Bruxelles sia semplicemente "assurda" è ha affermato, prima delle ultime elezioni generali, che, se quelle sono le richieste dell'Unione, Londra potrebbe anche essere tentata di non pagare nulla.

Secondo alcuni calcoli effettuati dal Financial Times, l'importo lordo che verrà richiesto a Londra sarà probabilmente di circa 100 miliardi di euro, ma ci sono degli assets sui quali il Regno Unito potrà contare per compensare tale importo.

A seconda delle simulazioni, il conto netto per il Regno Unito è probabile che si collochi nella forchetta compresa tra i 55 a i 75 miliardi di euro, considerando la quota britannica delle risorse e delle disponibilità liquide nell'UE, alcuni elementi del rimborso di bilancio della Gran Bretagna negoziati da Margareth Thatcher nel lontano 1984 e l'ammontare di spesa del Regno Unito nell'attuale sessione di bilancio fino al 2020.