Come al solito i pianificatori monetari centrali sono ciechi di fronte alle conseguenze delle loro azioni. O per meglio dire, non possono prendere in considerazioni tutte le eventuali conseguenze delle loro azioni perché è umanamente impossibile. In virtù di ciò le conseguenze non intenzionali sono sempre dietro l'angolo quando si vuole controllare a tavolino un ambiente economico che non risponde alla volontà esclusiva di un manipolo d'individui. Con l'ennesimo rialzo dei tassi da parte della FED, sebbene non si possa effettivamente chiamare "rialzo", l'economia statunitense già debole è assai probabile che cadrà in recessione. Data l'interconnessione sistemica a livello finanziario e bancario, tra TBTF e GSIB, un declino economico da un lato dell'oceano vuol dire automaticamente un declino economico anche da questo lato. Senza contare la precarietà in cui versa l'ambiente economico europeo e la fragilità del sistema bancario europeo. Il grosso problema in Europa è che la BCE è l'unica istituzione a comprare le obbligazioni sovrane dei vari stati europei, poiché senza i suoi acquisti mensili i rendimenti schizzerebbero alle stelle per quello che è diventato ormai pattume finanziario. Domanda: se la BCE doveva interrompere, o perlomeno rallentare, il suo programma d'acquisto di bond mensile a marzo, ma non l'ha fatto e ciononostante continua a ripetere la nenia della ripresa economica imminente, cosa farà in caso di contagio da una crisi proveniente oltreoceano? Quindi la BCE sta rischiando concretamente di dover affrontare una recessione senza prima aver "rialzato" i tassi. Senza contare che anche il Giappone sarà inondato da questa marea. Come ripeto spesso, i pianificatori monetari centrali possono aggirare le leggi economiche, ma non possono violarle. Alla fine i nodi vengono al pettine e, nonostante si sia riusciti più e più volte a calciare il barattolo in precedenza contro ogni probabilità, bisogna pagare il conto.