Tanto per prenderla alla leggera, l'economia dell'Italia è moribonda. Non c'è stata alcuna crescita per tutto il ventunesimo secolo.

La colpa è stata soprattutto per cattive politiche di governo.

Secondo l'Economic Freedom of the World, l'Italia è al cinquantaquattresimo posto, il peggior posizionamento in Europa occidentale dopo la Grecia. Le politiche fiscali sono terribili, mentre altre aree che presentano problemi sono la burocrazia ed il principio di legalità.

Inoltre, grazie a decenni di spesa pubblica in eccesso, la nazione ha anche alti livelli di debito pubblico. Nel corso degli ultimi anni ha ricevuto salvataggi ufficiali e ufficiosi da parte del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea, e l'Italia è considerata ad alto rischio di crollo quando arriverà la prossima recessione.

E non dimentichiamoci che il Paese è di fronte ad una spirale demografica viziosa.

E non lo dico solo io.

Altri sono giunti a conclusioni simili. Ecco alcuni estratti di ricerche condotte da VoxEU.

L'Italia avrà bisogno di basarsi sempre di più sui fondamentali della crescita per sostenere il proprio debito pubblico. Sfortunatamente i fondamentali non sembrano buoni. Non solo l'Italia è stata gravemente colpita dalla recessione europea (il suo PIL è oggi inferiore a quello del 2005), ma quando guardiamo alla crescita della produttività del lavoro [...], possiamo vedere che l'Italia è rimasta stagnante sin dalla metà degli anni '90. [...] Alla fine del 2016, il debito del governo dell'Italia era il terzo più grande del mondo [...], a $2,300 miliardi. [...] una crisi del debito in Italia potrebbe innescare una catastrofe finanziaria globale e molto probabilmente potrebbe portare alla disintegrazione dell'Eurozona. Per evitare uno scenario del genere, l'Italia deve rilanciare la crescita [...] un'ipotetica norma politica è che l'Italia rimuova quelle barriere istituzionali (come la corruzione, l'inefficienza giudiziaria e l'ingerenza del governo nel settore finanziario) che soffocano il merito e contribuiscono al clientelismo.