Fino alle elezioni anticipate dello scorso 8 giugno, sembrava che la strada per una "hard Brexit " fosse definitivamente tracciata per il Regno Unito. Dopo la sorprendente vittoria dei "Leavers" al referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, infatti, Theresa May è giunta al potere con l'unico obiettivo di lasciare il blocco continentale e tagliare ogni collegamento con l'Unione europea. Per avviare i negoziati sulla Brexit forte di un plebiscito popolare, ha indetto le elezioni a sorpresa, in un momento in cui il partito laburista sembrava praticamente scomparso dalla scena politica britannica. Quelle elezioni, la May credeva di vincerle a mani basse.

Ma con la sorprendente sconfitta dei Tories, la situazione politica del Regno Unito si è completamente rovesciata. Certamente, non è facile decifrare il risultato elettorale, perché a questo diversi fattori hanno concorso, ma molti analisti politici ritengono che gli elettori britannici abbiano espresso la chiara volontà di fare un passo indietro sulla questione Brexit, rispetto al recente passato. La "hard Brexit" sostenuta da Theresa May sembra aver spaventato l'elettorato, dopo che questo ha osservato i primi effetti economici del possibile isolamento del Regno Unito dal resto d'Europa: il crollo della sterlina, l’aumento del tasso d'inflazione, arrivato ormai al + 2,9%, ai massimi da quattro anni e una forte riduzione negli standard di vita per il cittadino medio. Per non dimenticare il rischio di un “Brexodus” dalla City di Londra da parte delle grandi banche d'investimento e di altri giganti finanziari.

Di conseguenza, la May appare ora come un'anatra zoppa, a soli pochi giorni dall'inizio dei negoziati, che i funzionari dell'UE hanno già detto di non voler posticipare in alcun modo. Anche all'interno del proprio partito, la premier ha molti nemici, in particolare molti dei membri del gabinetto dell'ex primo ministro David Cameron, che ora chiedono alla May di fare un passo indietro sulla Brexit. Secondo il Guardian, il 13 giugno Cameron ha affermato che il primo ministro dovrà affrontare la pressione politica per una versione più “soft” della Brexit, come conseguenza della perdita della maggioranza parlamentare da parte dei Tories, dicendo anche che dovrebbe consultarsi di più con gli altri partiti sul processo di allontanamento del Regno Unito dall’Unione Europea.