Il 5 Giugno 2017, Arabia Saudita, Emirati, Bahrein, Egitto e Yemen hanno interrotto i rapporti diplomatici con il Qatar, piccolo ma ricchissimo stato del Medioriente. Di conseguenza  sono state chiuse le frontiere sia aeree che terrestri oltre all’ordine, dato al Qatar, di ritirare i rappresentanti diplomatici entro 48 ore. Una simile reazione è stata scatenata, secondo Raid e i suoi alleati, sull’ipotesi di un appoggio al terrorismo, da parte del Qatar, nei paesi confinanti. L’escalation diplomatica è avvenuta subito dopo la visita di Trump a Riad. Il presidente americano ha accusato l’Iran di essere il più grande finanziatore del terrorismo islamico. Il Qatar, che è legato all’Iran per motivi commerciali, ha risposto all’accusa del presidente Trump cercando di ammorbidire i toni. Il segretario di Stato statunitense Rex Tillerson, in merito alla rottura tra i paesi del Medioriente, ha incoraggiato le parti a sedersi e rivedere la situazione. Di certo questa non è delle migliori dato che,  in Qatar, gli Stati Uniti hanno la più grande installazione della regione, la base aerea Al Udeid. Da qui vengono guidate operazioni in Iraq, Siria e Afghanistan.

La battaglia contro il Qatar non è solo diplomatica ed economica ma anche finanziaria. Oltre allo stress dovuto all’enorme richiesta di finanziamento per la Coppa del Mondo 2022, le banche del Qatar , stanno subendo un blocco delle operazioni finanziarie, da parte delle banche saudite, degli Emirati e del Bahrein. A rischio sono  i depositi stranieri che, fino a questo momento, hanno sostenuto il sistema bancario locale con una quota del 24% sul totale. Di conseguenza i rendimenti dei titoli di stato con scadenza 2026 sono saliti al 3,4%, il valore più alto da tre mesi. Da segnalare che, il mese scorso, l’agenzia Moody’s ha ridotto il rating del Qatar di un livello, portandolo a Aa3. Anche l’agenzia S&P’s ha tagliato, ieri, il rating dell’emirato ad Aa- da Aa. L’agenzia di rating ha dichiarato, inoltre, di monitorare il paese per una nuova bocciatura, che arriverebbe se i rischi politici interni dovessero aumentare notevolmente o l’indebitamento del Paese dovesse crescere decisamente e più rapidamente delle attese.