Per arrivare a una garanzia europea sui depositi bancari si deve prima ridurre il legame tra rischio bancario e rischio del debito pubblico. Probabilmente attraverso l’introduzione di limiti quantitativi alle esposizioni in titoli di stato.

Banche e titoli di stato

La garanzia europea sui depositi bancari (Edis) è sicuramente il principale anello mancante del processo di unione bancaria dell’Eurozona. Se decisi passi in avanti sono stati fatti nel dotare l’area euro di un meccanismo di vigilanza bancaria e di un sistema di risoluzione unico, ancora in alto mare si trova il processo con il quale giungere a una protezione dei depositi slegata dallo stato in cui è residente la banca depositante.

Sono essenzialmente due gli ostacoli all’introduzione del meccanismo di garanzia, entrambi legati alla richiesta dei governi dei paesi centrali, Germania in testa, di ridurre i rischi bancari prima che debbano essere condivisi: i crediti deteriorati presenti nei bilanci e la concentrazione o rischiosità delle esposizioni in titoli di stato.

Sul legame tra rischio sovrano e rischio bancario, i dati recentemente diffusi dall’Eba (Autorità bancaria europea), nell’ambito del Transparency Exercise, ci possono aiutare a capire come le principali banche europee vi sono esposte, analizzandolo prima dal punto di vista della concentrazione delle esposizioni e successivamente dal punto di vista dei requisiti di capitale.

Per quanto riguarda la concentrazione dell’esposizione si può valutare come ciascuna singola banca dovrebbe intervenire per ridurre la propria nel caso in cui il regolatore decidesse di stabilire (come avviene per tutti gli altri tipi di impieghi) un limite quantitativo, fissato in percentuale del capitale Tier1. Nella figura 1 ho rappresentato le quindici banche che più dovrebbero liquidare titoli di stato del proprio paese nel caso in cui il limite fosse introdotto.